Hamid ‘Abd al-Qadir Distefano

In nome di Dio, il Clemente, il Misericordioso,
in verità Noi Lo abbiamo disceso rivelandoLo nella Notte della Predestinazione e che ti fa intendere cosa sia la Notte della Predestinazione?
La Notte della Predestinazione è migliore di mille mesi:
gli Angeli e lo Spirito scendono in essa col permesso
del loro Signore, fissando ogni ordine di realtà.
Essa è pace fino allo spuntare dell’alba.
(Surat al-Qadr, Corano XCVII)

In una caverna del monte Hira, vicino a Mecca, il Profeta Muhammad compiva ogni anno, nel mese di Ramadan, un ritiro spirituale, conformemente alla tradizione degli hunafa, i puri monoteisti che seguivano il culto sincero di Abramo e Ismaele.

laylatulqadr

Giunto all’età di quarant’anni, proprio nel corso del ritiro durante il mese benedetto, il Profeta Muhammad ricevette, per il tramite dell’angelo Gabriele, il Sacro Corano, la discesa (tanzil) integrale, istantanea e sintetica della Rivelazione nel suo cuore puro, vergine, ummi.

La notte in cui discese la Rivelazione viene indicata nella tradizione islamica con il nome di Laylatul Qadr, Notte della Predestinazione o Notte del Destino, e viene fatta coincidere con la ventisettesima notte del mese sacro di Ramadan.

L’eccellenza spirituale di tale notte viene ribadita dal Profeta stesso nel corso della sua manifestazione in questo mondo in diverse occasioni. Egli raccomanda ai musulmani non tanto, o non solo, di attenderla tra il ventiseiesimo e il ventisettesimo giorno del mese, quanto piuttosto di cercarla. L’Inviato di Dio raccomanda di cercarla, in particolare, negli ultimi dieci giorni del mese o nei giorni dispari degli ultimi dieci o negli ultimi sette.

In ogni caso, il Profeta raccomanda ai credenti di operare uno sforzo attivo di preparazione, che consenta al ricettacolo dell’anima di accogliere, miracolosamente e misteriosamente, la Sakina, la Presenza divina pacificante che caratterizza eminentemente lo statuto di questa notte secondo le parole del Sacro Corano.

Infatti i musulmani consacrano questa notte all’adorazione di Dio, non come commemorazione di un evento storico determinato, ma piuttosto nella coscienza degli insegnamenti sapienziali secondo i quali la creazione di Dio si rinnova ad ogni istante, proprio attraverso la partecipazione ad una discesa costante della Rivelazione che, in quanto Parola eterna di Dio, è inesauribile.

Il contesto della Laylatul Qadr è quello del mese di Ramadan: attraverso il pilastro del digiuno i credenti realizzano una purificazione corporale e animica che consente di riconoscere la Realtà dello Spirito e la Sua Autosufficienza. Si tratta, dunque, di una astensione da se stessi, dalla propria individualità e in definitiva dall’illusione, che consente la manifestazione accessibile della Rivelazione ai musulmani, il dispiegamento chiaro dell’Essere totale che corrisponde a Dio Stesso. Allah infatti invita i credenti a considerare che: “Ogni atto del figlio di Adamo gli appartiene, eccetto il digiuno, poiché questo Mi appartiene e sono Io che ne fisso la retribuzione” (hadith qudsi)(1).
È in virtù di questa appartenenza che il digiuno nel sacro mese di Ramadan permette ad ogni credente digiunatore, seppure in diversa misura, di rivestirsi di ciò che è proprio di Dio e, tramite un’astinenza che rompe l’ordine naturale delle cose, di elevarsi ad una dimensione sovrannaturale. Il digiunatore accede così al Mondo del Comando (al-Amr), quello degli angeli, i quali nella loro condizione trascendono ogni necessità naturale e non si caratterizzano per alcuna volontà personale, bensì sono ontologicamente orientati alla realizzazione della Volontà di Dio.

Secondo questo statuto il musulmano ha la possibilità di liberarsi dai limiti relativi a questo mondo che caratterizzano la propria individualità e di purificare l’intelletto da tutte le facoltà speculative e illusorie per partecipare, durante la Notte della Predestinazione, in conformità alla natura del Profeta Muhammad, ummi, vergine intellettualmente, al rinnovamento della discesa della Rivelazione, che ciclicamente e miracolosamente si ripete da quattordici secoli nella storia sacra dell’umanità.

Nella notte benedetta, la Laylatul Qadr, il Comando divino (al-Amr) determina istantaneamente l’ordinamento gerarchico della Realtà attraverso lo Spirito, di cui gli Angeli rendono testimonianza in tutti i gradi dell’esistenza, in un costante richiamo, nell’armonia e nell’equilibrio della nuova creazione, all’Unità di Dio.

Riporta ‘Abd Allah Ibn ‘Abbas, uno dei compagni del Profeta: “Quando arriva la Notte della Predestinazione, Dio ordina a Gabriele, Jibrîl, di discendere sulla terra accompagnato dagli abitanti del Loto del Limite con un numero di settantamila angeli. Essi hanno con sé degli stendardi di luce. Quando questi arrivano sulla terra, Jibrîl e gli angeli piantano i loro stendardi in quattro luoghi: sulla Ka’ba, a Medina sulla tomba del Profeta, presso la Moschea di Gerusalemme e presso quella del Monte Sinai. Poi Jibrîl ordina agli angeli di sparpagliarsi. (…) In tutti questi luoghi gli angeli lodano Dio, Lo santificano, attestano la Sua Unità e invocano il perdono per la comunità di Muhammad, e ciò fino al momento del fajr (alba), quando tornano in cielo”.
Al-Amr è, secondo la dottrina islamica, l’affermazione del Verbo divino, che viene a “fissarsi” nel corpo del Profeta. Come insegnano i maestri, infatti, la Rivelazione viene ricevuta non nel “mentale”, bensì nel corpo del Profeta, col quale viene così ad identificarsi la Laylatul Qadr. Notte di pace in quanto tempio nel cui centro, rappresentato dal cuore del Profeta, risiede la Presenza pacificante, as-Sakina, la quale diventa visibile e accessibile per tutti coloro che, purificandosi da tutto ciò che non è Dio, compiono un cammino di estinzione verso la Sua Conoscenza, conformemente all’esempio del Profeta.

Si tratta dunque di un rinnovamento spirituale che si manifesta nel credente che sappia realizzare la sintonia con il carattere del Profeta e la Sua intellettualità pura, ummi, entrando così a fare parte di quella autentica umma che ancora oggi riattualizza e vivifica il deposito spirituale della Rivelazione.

Il culto sincero, inteso come purezza nell’adorazione, diventa allora il tratto distintivo delle intenzioni che guidano la comunità islamica negli atti di culto che la tradizione ortodossa ascrive alla Laylatul Qadr. I musulmani pregano infatti, dopo la salat della notte (salatal ‘isha), due raka’a (unità di preghiera), che si compongono della recitazione della prima sura del Sacro Corano e, per sette volte, della suratul ikhlas, la sura della sincerità, della purezza. Le due raka’a possono essere seguite dalla ripetizione per settanta volte di una richiesta di perdono a Dio. In questo modo si compie ritualmente la purificazione perfetta, anche secondo la scienza dei numeri, che consentirà di accedere ai benefici della Notte.

Tale rinnovamento e ritrasmissione sacrale si manifesta infatti anche attraverso la ciclicità rituale, per mezzo della quale i musulmani partecipano annualmente dei benefici spirituali di questa notte, benefici che dovranno costituire il carattere qualificante delle loro relazioni con ogni creatura, uomini e donne, musulmani e non musulmani, credenti e non credenti.

L’eccellenza della Notte della Predestinazione, nella quale tutte le possibilità sono contenute, potrà così dispiegarsi costruttivamente in ogni ambito della propria vita familiare, professionale e di responsabilità civile, secondo il carattere del Profeta Muhammad, inviato da Dio come una “Misericordia per i mondi”.

NOTE

(1)Gli ahadith sono detti attribuiti al Profeta Muhammad attraverso una catena (isnad) accuratamente verificata e ininterrotta di ritrasmettitori. Laddove è Allah a esprimersi direttamente e in prima persona per bocca del Profeta, si parla di hadith qudsi, tradizione santa.

riferimento:
http://www.islamicita.it/