di Ermanno Mantova
Advisory di finanza e management strategico, promotore e ideatore dell’Isme (Istituto per gli Studi Finanziari per lo Sviluppo del Mediterraneo)

cifre impressionanti
a inizio 2007 sono state recensite circa 300 banche islamiche in tutto il mondo, che amministrano capitali per 500 miliardi di dollari in 70 Paesi. Il potenziale bacino, se si limita ai soli Musulmani, è di oltre un miliardo di clienti, di 150 milioni sono quelli residenti in Paesi non musulmani. Le banche Islamiche assorbono ad oggi il 30% del risparmio del settore privato dei paesi musulmani; è previsto che questa quota raggiunga il 50% entro il 2010 ed il 60/70% entro 2020. Un’industria il cui valore raggiungerà i 4 trilioni di dollari nei prossimi dieci anni.
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una industria matura con sviluppi ancora maggiori attesi dal rinnovamento del sistema finanziario…
Queste cifre mostrano come la finanza Islamica è oramai un’industria di rilevanti dimensioni e non più un fenomeno di nicchia. La maturazione avrà senza dubbi un’accellerazione in questa fase di “ricostruzione” del sistema finanziario mondiale.
La finanza Islamica sembra avere alla base principi che sono all’esatto opposto di quei meccanismi che – “in eccesso” – sono stati individuati come i mali che hanno generato il crollo dell’ordine finanziario del Mondo. « Il denaro non deve generare denaro » ma deve essere investito in attività economiche reali: è questo il fondamento della finanza Islamica. La chiave centrale di questo tipo di finanza non è infatti la religione ma la componente di “giustizia economica”, che trae ispirazione dall’etica Islamica. La diversità è data quindi non dalla fonte da cui derivano i principi etici, ma da servizi reali che rispettano dei principi morali che offrono più tutela ai clienti. I dettami della religione di Muhammad indicano ad esempio « il divieto di farsi pagare degli interessi », oppure « il divieto di effettuare le specualzioni », oppure ancora « l’obbligo di partecipare al rischio di un investimento ».

Cos’è la Banca Islamica e in cosa differisce dalle altre banche ?
L’industria bancaria Islamica è laica come le altre, pur se trae dalla Shar’a la sua ispirazione ed i suoi principi di base e la sua concezione del mondo finanziario. Nella Sunna è espresso dal Profeta Muhammad: “Commette un crimine chi presta denaro a interesse”. Stesso principio è espresso dal Corano in diverse altre componenti. L’Islam proibisce la determinazione a priori della remunerazione del capitale investito, ma stabilisce che ai proprietari del capitale vada una quota del denaro prodotto dal suo impiego, quota che non si può stabilire in anticipo. La misura dell’interesse in quanto rendimento predeterminato costituisce una rendita garantita e certa e per questo è proibita.
La Finanza Islamica si basa quindi sulla esclusione del calcolo matematico e fisso della remunerazione del capitale, in qualsiasi modo venga esso investito: prestito personale, per imprese, per attività commerciali, per compravendite immobiliari, per realizzare infrastrutture oppure per le attività dello Stato. In sintesi su questo punto si concentra la differenza principale tra le banche Islamiche e le banche occidentali,: quest’ultime cosidette “interest based”, ovvero in loro la remunrezaione dei capitali è basata, sia dal lato della raccolta sia dal lato degli impieghi, sul pagamento di una rendita certa e prefissata calacolata matematicamente sulla base di un tasso di interesse. Sotto un aspetto più di principio qualcuno preferisce riassumere dichiarando che « La finanza Islamica non opera in denaro, ma opera in rapporti, in collaborazioni, in triangolazioni »
L’aggettivo “Islamico” non deve portare dunque ad una visione ristretta e strettamente religiosa di questa finanza. La banca Islamica è semplicemente una forma di “finanza etica” che non è destinata solo ai musulmani o agli arabi. La banca Islamica è aperta a tutti, Musulmani, Cristiani e a qualsiasi altro cliente, indipendemente dal suo Credo. Tale principio di universalità, diventa ancora più concreto e reale se parliamo di finanza corporate.
Il mercato finanziario Islamico si è diffuso fortemente grazie anche al fatto di essere in grado di offrire strumenti che più hanno coinciso con la domanda di cambiamento che si è manifestata con l’inizio della crisi dei mercati mondiali. I prodotti conformi alla Shariah comprendono il private equity, la finanza di progetto, la costituzione e l’emissione di sukuk, come anche fondi di investimento, azioni e prodotti di gestione patrimoniale.

Il mercato dei sukuk un importante sbocco per la raccolta internazionale di fondi e l’attività di investimento
Questo mercato cresce ad un tasso annuo del 40%. L’anno 2007 ha visto un eccezionale crescita del mercato mondiale dei sukuk che è cresciuto del 70%. Nuovi affari durante l’anno hanno raggiunto il record di 47 miliardi di dollari USA e l’eccezionale mercato mondiale dei sukuk ha adesso sorpassato i 100 miliardi di dollari USA. Questa crescita è stimolata in parte dal fabbisogno di sviluppo dei fondi nelle economie emergenti, in particolare in Asia e nel Medio Oriente.

sviluppo internazionale e integrazione dei sistemi e delle regole
C’è un crescente numero di centri finanziari internazionali affermati come Londra, Tokyo, Hong Kong e Singapore che hanno iniziato progetti di integrazione tra la Finanza Islamica e gli altri sistemi finanziari. Funzionale al rafforzamento dello sviluppo della finanza Islamica è l’evoluzione dell’architettura finanziaria islamica. A questo contribuiscono due importanti istituzioni: l’IFSB fondata nel 2002 e l’AAOIFI fondata nel 1990, diventate entrambi i punti di riferimento per assicurare una uniformità della archiettura finanziaria e garantire la massima stabilità del sistema Islamico. L’IFSB e AAOIFI hanno avuto un importante ruolo nell’armonizzazione dei principi contabili internazionali tra differenti nazioni. Essi sono anche usati nelle istituzioni internazionali più attive nello sviluppo mondiale della finanza Islamica. Ulteriore fattore che è servito e serve a rafforzare le isituzioni finanziarie Islamiche, è il loro assoggettamento alle normative antiriciclaggio ed antiterrorismo.
Il settore sta inoltre spingendo gli investimenti in ricerca e sviluppo di nuovi strumenti e strutture che rispondano alla domanda di innovazione della comunità internazionale. Un particolare focus è dato allo sviluppo dei meccanismi per la riduzione del rischio e la gestione della liquidità. L’evoluzione del settore della finanza Islamica è richiesta anche con un incremento delle norme e standards di gestione del rischio. Andando avanti, con l’incremento della consapevolezza e la comprensione della finanza Islamica, il ruolo della regolamentazione del mercato diventerà sempre più importante nel percorso delle istituzioni finanziarie Islamiche nei confronti dei controlli di conformità alla Shariah nelle operazioni, nel miglioramento dell’efficienza operativa e nell’istituzione di solide e dinamiche pratiche di gestione del rischio.
Se la finanza Islamica continua ad internazionalizzarsi con espansione su vasta scala, ci sarà una maggiore intermediazione finanziaria tra l’Est asiatico,l’Ovest dell’Asia e le regioni mediorientali, creando la “nuova via della seta”. Mentre questa “nuova via della seta” dei flussi finanziari migliora il collegamento tra l’Asia e il Medioriente, entrambe le regioni hanno, come nel caso della Via della Seta, esteso la Nuova Via della Seta al resto del mondo. Nei prossimi anni, la maggiore partecipazione globale in questo processo di sviluppo, sia direttamente che indirettamente, potrebbero migliorare il ruolo potenziale che la finanza Islamica vorrebbe avere nel contribuire ad una maggiore stabilità finanziaria mondiale nel sistema finanziario internazionale.

nuove capitali della finanza…
Nel mercato Europeo Londra ha lavorato con largo anticipo e con impegno diventando il principale centro per la Finanza Islamica nel Mondo. La City, infatti, si è impegnata in prima persona, scrivendo l’agenda dei prossimi anni, sul tema dell’Islamic Banking di fronte al silenzio quasi totale del resto dell’Europa e dell’Italia. Non è un caso che in terra inglese nel 2004 è nata l’Islamic Bank of Britain. L’ambizione di Londra è di porsi in concorrenza diretta con quelle capitali che per legame culturale sarebbero avvantaggiate, come Dubai, Riad e Kuala Lumpur. L’ulteriore vantaggio che la capitale inglese possiede è quello di sviluppare un mercato secondario globale che possa essere la sede non solo della base di molte banche , ma anche di molti degli hedge fund e di investitori finanziari che vogliono operare nella finanza Islamica.

in italia la strada e’ ancora tutta da percorrere….
L’Italia, pur con una longeva tradizione bancaria sta muovendo i primi passi solo oggi e lo spazio dedicato dall’ABI all’interno del Forum Internazionalizzazione 2008 sottolinea come vi sia un fermento iniziale che vede la Finanza Islamica come un’opportunità che anche il nostro Paese deve cogliere.
La strada per l’innovazione è ampia e complessa e richiede sforzi da parte di tutti i principali soggetti istituzionali in gioco.
Una « regolamentazione specifica » è il passo fondamentale necessario ad avviare lo sviluppo di questa industria anche in Italia. L’attuale regolamentazione necessita di importanti e fondamentali integrazioni e modifiche che permettano e regolino la esistenza di istituti bancari specifici che svolgono l’attività di banca Islamica.
Lo sviluppo delle « risorse umane  » per le quali è necessario sostenere i programmi formativi a livello universitario e a livello di ricerca, al fine di dotare il Paese delle risorse professionali necessarie alle banche per operare.
Lo sviluppo della « interazione tra i diversi sistemi bancari a livello internazionale  » è il passo necessario quindi per poter sostenere lo sviluppo operativo delle attività di mercato, sia a livello domestico, sia a livello internazionale.

Riferimento:
http://www.ismeinstitute.org/index.php/isme_site/Economia-Mediterranea/Finanza-Islamica-un’opportunit%C3%A0-da-non-perdere

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