L’islam è la religione del lavoro e dell’assiduità nello sforzo. Esso incoraggia al lavoro, quale esso sia, basta si situi nell’ambito della liceità. Numerosi versetti coranici trattano dell’obbligo di lavorare. (Dì: Agite, Dio osserverà le vostre opere e le osserveranno anche il messaggero e i credenti…) cr 9/105. ( colui che ha creato la morte e la vita per mettere alla prova chi di voi meglio opera …) corano. Il lavoro nobilita l’uomo e la mendicità lo avvilisce. Il profeta Muhammad dice: (è preferibile per uno di voi , portare un fagotto di legna sul suo dorso che di tendere la sua mano ). Inoltre l’Islam ha permesso alla donna di esercitare tutte le funzioni e di compiere tutti quei lavori leciti, che convergono alla sua natura. Non le ha interdetto alcun lavoro ne alcuna funzione ; raccomandandole però di non trasgredire, nella scelta del suo lavoro, i limiti al di là dei quali la sua dignità è oltraggiata, per la volgarità di certi atti contrari alla virtù.

Se il lavoro della donna è permesso, non è comunque obbligatorio. La natura dell’uomo lo destina al lavoro, a sopportare di più lo stress, le difficoltà del lavoro e di conseguenza, assume la responsabilità di mantenere la famiglia, anche nel caso la moglie fosse ricca. In questo caso nessuno ha il diritto di interferire nella gestione dei suoi beni. La natura della donna invece privilegia il suo diritto alla maternità e al compimento degli imperativi legati al focolare domestico.

Il lavoro della donna è permesso, purché alcune condizioni siano rispettate:

  • le funzioni esercitate non devono assorbirla al punto di impedirle di svolgere la sua missione di madre e di sposa.
  • Il suo lavoro non deve essere contrario alla natura femminile con le sue particolari esigenze.
  • Evitare i luoghi dove il peccato può facilmente accadere,condizione richiesta anche dall’uomo.

Nel mondo moderno il lavoro della donna è visto come una risorsa e un fattore di sviluppo perché :

  • Il progresso si può realizzare solo con l’impiego della mano d’opera maschile e femminile. Le donne infatti compongono la metà di una società e scartandole dai campi di atttività , si amputa la produzione di metà .Per discutere questa tesi bisogna ricordare che la donna casalinga non è una persona inattiva ; il fatto di educare le generazioni future e dargli il tempo e l’affetto necessario perché diventino cittadini onesti e benevoli, non è un ruolo di secondo piano.
  • Il lavoro apre alle donne degli orizzonti nuovi , allarga le capacità di conprensione e permette l’affermazione della loro personalità. Questo è vero ,anche se alcuni lavori duri non permettono alla donna di affermarsi, ma svolge questo lavoro solamente perché.
  • Il lavoro assicura loro delle entrate economiche supplementari.D’altra parte, chi la prenderebbe a carico se fosse sola? Qui si potrebbe proporre allo stato di prendere in carico la donna che vive da sola ,non costringerla a cercare a accettare qualsiasi lavoro,perché (chi non lavora non mangia).

Per riassumere, l’islam non è contro il lavoro della donna fuori di casa, ma mette alcune clausole che permettono di rispettare la natura della donna,e di conseguenza consolidare la famiglia. Se una donna perde tanto tempo per preparare la colazione ai figli e al marito, per la spesa, pranzo , sistemare la casa, per preparare la cena, per lavare e stirare.se poi esce a lavorare,tutto ciò la renderà meno disponibile alla famiglia e soggetta a crisi depressive. A volte bisogna pensare : Si vive per lavorare e non si lavora per vivere.