il marito musulmano
il marito musulmano

Secondo gli insegna Secondo gli insegnamenti islamici, il comportamento dell’uomo prima del matrimonio deve adeguarsi a delle regole ben precise e determinate che servono a formare il suo carattere in preparazione del matrimonio, e nel contempo servono a preservare una società pulita e casta. L’Islam non ammette il punto di vista comune nella società occidentale che prima del matrimonio un uomo debba avere delle esperienze e delle relazioni sessuali, o debba sperimentare la convivenza di coppia, come prova della riuscita di un futuro matrimonio. Infatti, su questo argomento Dio dice:

Corano, 24:33 :“E coloro che non hanno di che sposarsi cerchino la castità finché Allah non li arricchisca con la Sua Grazia…”

Il Profeta (*), in un Hadith, stabilì ulteriormente:
“O giovani, quelli di voi che possono mantenere una moglie devono sposarsi, perché questo vi trattiene dal guardare le donne e preserva la vostra castità; ma coloro che non possono devono digiunare, perché questo è un mezzo per raffreddare la passione.”

Per coloro dunque che non possono affrontare il matrimonio, la pratica occidentale di scegliersi un’amica, formare una coppia e decidere di convivere, è completamente illegale per i Musulmani. Proprio per evitare questo pericolo, Iddio facilita la formazione della nuova famiglia, semplificandone le regole, affinché i due giovani vi accedano senza eccessivi oneri. E’ addirittura comune nella società islamica, che le famiglie e gli amici giochino un ruolo spesso determinante nella ricerca del partner adatto per un giovane e per una giovane, e nell’aiuto fattivo per la formazione della loro famiglia. Inoltre il Profeta (*), ha suggerito delle priorità da tenere presenti nella ricerca della donna che il giovane deve sposare:
“Una donna può essere scelta per la sua ricchezza, la sua nascita, la sua bellezza o per la sua religiosità. Ma ricercate la donna religiosa. E se voi lo fate basandovi su altre considerazioni, le vostre mani ne saranno insozzate.”

In altre parole, la chiave del successo di un matrimonio dipende dalle doti morali degli sposi. Lo sposo musulmano ideale deve perciò entrare nel matrimonio con l’atteggiamento responsabile di una persona che vuol formare una famiglia sulla base del mutuo rispetto e dell’amore. Quest’ultimo deve essere fondato sulla religiosità, e non sull’infatuazione per la bellezza, per la ricchezza, o per la posizione sociale della propria sposa. Dio ha descritto le relazioni matrimoniali in questi termini:

Corano, 30:21 : “Fa parte dei Suoi segni l’aver creato da voi, per voi, delle spose, affinché riposiate presso di loro, e ha stabilito fra voi amore e tenerezza. Ecco davvero dei segni per coloro che riflettono.”
Corano, 2:187 : “…esse (le vostre spose) sono una veste per voi e voi siete una veste per loro…”

Avendo ricercato la propria sposa nella maniera onorevole indicata da Dio e dal Suo Profeta Muhammad (*), ed avendo celebrato il matrimonio nel modo islamico, cioè con una celebrazione pubblica, col minimo chiasso ed ostentazione, il marito musulmano, come capo della famiglia, ha da quel momento dei precisi doveri.
Il primo dovere concerne la responsabilità del benessere della propria moglie, garantendole la protezione ed il mantenimento, così come stabilito da Dio:
Corano, 4:34 : “Gli uomini sono preposti alle donne, a causa del maggior vigore che Allah concede agli uni rispetto alle altre e perché provvedono per esse coi loro beni…”
La responsabilità finanziaria compete quindi totalmente al marito, in quanto la moglie, avendo da assolvere, come vedremo più oltre, un ruolo diverso e ben preciso, stabilito da Dio nell’ambito familiare, non è tenuta a dovere personalmente contribuire alle spese del proprio mantenimento.

I doveri del marito non si limitano però solo al mantenimento ed alla protezione della propria moglie, ma si spingono anche nella sfera intima delle relazioni coniugali, soprattutto per evitare ciò che potrebbe causare del dolore e del male alla propria sposa.

Se l’uomo mancasse all’obbligo di mantenere la moglie, oppure si assentasse dai propri doveri coniugali per un periodo non concordato, ella può richiedere lo scioglimento del matrimonio ad un tribunale islamico. Così pure, qualora provasse alla corte che il marito le sta facendo del male, bevendo alcool, impedendole le pratiche religiose e l’educazione islamica dei figli, battendola senza un motivo lecito, od abusando di lei e dei familiari. In nessun caso, il marito può pretendere la restituzione della dote o dei regali che ha fatto alla moglie.

La Legge Islamica stabilisce pure che in caso di divorzio non è il marito ad avere la custodia dei figli, ma è la moglie ad averne la priorità. Secondo la Giurisprudenza islamica di Scuola Malechita, per esempio, la priorità di questa custodia è riservata, dopo la madre, ad altri cinque parenti, prima che possa essere reclamata dal padre. Questa custodia dura fino alla pubertà del ragazzo e fino al matrimonio della ragazza, mentre la responsabilità finanziaria del loro mantenimento, per tutto questo periodo, spetta al marito.

Il marito è comunque sollecitato nel Corano ad evitare il divorzio ed a preservare il matrimonio, anche nel caso che quest’ultimo non si presentasse perfetto, mostrando pazienza e comprensione per gli eventuali difetti della propria sposa. Dice Dio, l’Altissimo:

Corano, 4:19 : “…Comportatevi verso di loro convenientemente. Se provate avversione nei loro confronti, può darsi che abbiate avversione per qualcosa in cui Allah ha riposto un grande bene.”

Il Profeta Muhammad (*) ha enfatizzato l’indesiderabilità del divorzio:
“Al cospetto di Allah, la più odiosa delle cose permesse è il divorzio.”
Ecco, dunque, che la religiosità, la pazienza, la comprensione, l’amore, e la fedeltà del marito diventano doti luminose nel matrimonio, ne garantiscono la durata, ed assicurano l’ambiente sereno ideale per la crescita di una prole timorata di Dio. Inoltre, la mutua consultazione nelle decisioni comuni, da prendere sull’andamento della famiglia e sull’educazione dei figli, rappresenta una palestra continua che fortifica l’amore fra i coniugi.

E’ chiarissimo che la fedeltà nel matrimonio è richiesta ad entrambi i coniugi e l’adulterio è da Dio punito per entrambi allo stesso modo. Dio, l’Altissimo, comanda:
Corano, 24:30-31 : “Dì ai credenti di abbassare il loro sguardo e di essere casti. Ciò è più puro per loro. Allah ben conosce quello che fanno. E dì alle credenti di abbassare i loro sguardi ed essere caste…”

Per evitare l’adulterio, e per garantire a tutte le donne pari diritti, quali la formazione di una famiglia regolare, la maternità, e la nascita di figli legittimi, Dio ha permesso che l’uomo possa sposare più di una donna, ma col consenso delle altre mogli. Questo permesso è però seriamente condizionato:

Corano, 4:3 : “…ma se temete di essere ingiusti, allora sia una sola…”

L’uomo che agisce ingiustamente fra le proprie mogli, creerà una costante disarmonia, che non è nel loro interesse e negli interessi della Società islamica. Se infatti egli rivolgerà le sue attenzioni più ad una moglie, a spese di un’altra, è messo in guardia da Dio:

Corano, 4: 129 : “Non potrete mai essere equi con le vostre mogli anche se lo desiderate. Non seguite però la vostra inclinazione fino a lasciarne una come in sospeso…”

Questo ammonimento contro l’ingiustizia è fortemente stigmatizzato dal Profeta (*), che disse:
“Chiunque abbia due mogli e non le tratta con equità, arriverà al Giorno del Giudizio con metà del corpo penzolante verso il basso.”

Gli obblighi prescritti dalla Shari’ah, la Legge Islamica, al fine di determinare le responsabilità dell’uomo nei confronti del matrimonio e del divorzio, servono anche per offrire precise garanzie alla donna contro gli abusi, purtroppo assai comuni, dei mariti dispotici, tiranni ed irresponsabili.

Gli aspetti legali e di comportamento legati al matrimonio sono sottolineati dal Corano ed illustrati dalla Sunnah del Profeta Muhammad (*), secondo quanto ci ordina Dio:
Corano, 33:21 : “Avete nel Messaggero di Allah, un bell’esempio per voi, per chi spera in Allah e nell’Ultimo Giorno e che ricorda Allah frequentemente.”
Numerosissimi sono gli Hadith che ci riportano come esempio lo stile di vita del Profeta (*) nell’ambito della famiglia, un riferimento ed un incentivo per ogni uomo, per praticare lo stesso comportamento nei confronti della propria moglie e dei propri figli.

Infatti Muhammad (*) insegnò ai mariti la gentilezza:
“Fra i credenti vi sono coloro che hanno la più gentile predisposizione e sono i più gentili nei confronti delle loro famiglie; tali sono coloro che mostrano la più perfetta fede. I migliori fra loro sono coloro che sono i più gentili nei confronti delle loro spose.”

Egli ha insegnato loro il rispetto per l’intelligenza delle proprie spose, ad essere pronti a consultarle ed a tenere conto dei loro consigli, ma soprattutto ha insegnato a non imporre loro delle restrizioni più grandi di quelle imposte da Dio e dal Profeta stesso (*), affinché esse si sentano protette e non oppresse. In quest’ottica, l’educazione islamica della sposa deve essere favorita dal marito, perché nonostante egli sia il capo della famiglia, ella può rappresentare per lui l’aiuto saggio e discreto nel momento delle decisioni importanti.

Nell’Islam, il marito ha l’obbligo di consultare sua moglie, così come ogni responsabile ha l’obbligo di consultare i suoi sottoposti. Il quarantaduesimo capitolo del Corano contiene le indicazioni di ciò che devono fare i credenti nel seno di una comunità:
Corano, 42:38 : “…si consultano vicendevolmente su quel che li concerne…”
L’autorità nell’Islam si identifica quindi con l’assunzione della responsabilità verso coloro che sono sottoposti. Perciò, nel matrimonio, il marito ha la responsabilità e l’obbligo di correggere, quando è necessario, la propria moglie. Disse infatti il Profeta Muhammad (*):

“Ammonisci tua moglie, e se c’è del buono in lei, ella raccoglierà il tuo ammonimento; e non picchiare tua moglie come se fosse una schiava.”

Il marito non ha quindi alcun diritto di infierire su sua moglie indiscriminatamente, e se lo facesse abitualmente, ella ha il diritto di chiedere il divorzio ad un tribunale islamico. Il proprio cattivo carattere va controllato, e non sfogato sugli altri, specialmente sulle donne. Il Profeta (*) ha detto:

“Il forte non è colui che vince sugli altri, ma il forte fra noi è colui che sa controllare la propria ira.”

Coloro che agiscono da tiranni nella propria casa, e che impongono il proprio ruolo in modo violento, generalmente soffrono, secondo gli psicologi, di complessi di inferiorità e temono di apparire mentalmente e moralmente inferiori alle proprie spose. Ma il Profeta Muhammad (*) ci ha mostrato come sia possibile per l’uomo, vincendo la propria ira, arrivare a quella calma interiore ed a quella naturale sicurezza, da non avere assolutamente il bisogno di dover imporre la propria autorità, o di dover essere sulla difensiva, nei riguardi della propria sposa. Ogni forma di tirannia, di oppressione e di sfruttamento dei deboli è condannata, ed i prepotenti sono messi in guardia, come disse il Profeta (*):

“Temi la preghiera di colui a cui fai torto, perché in verità, non c’è velo fra lui ed Allah.”

“Il tiranno non entrerà in Paradiso.”

Un’altra caratteristica esemplare della personalità di Muhammad (*) è rappresentata dall’amore che aveva per i bambini, tanto da insegnare ai padri a non tralasciare le proprie responsabilità materiali e morali, fino ad ignorare il buon esempio e l’appropriata educazione da impartire ai figli, soprattutto in campo religioso.
Ma molti altri sono gli aspetti della personalità e del comportamento del Profeta (*) che contribuiscono a renderlo l’esempio dello sposo ideale. Naturalmente era cortese, puro e generoso, nei pensieri e nella persona, in sintonia con quanto egli stesso ha affermato:

“In verità, Allah è puro ed ama colui che è puro, è pulito ed ama colui che è pulito, è caritatevole ed ama colui che è caritatevole, è generoso ed ama colui che è generoso.”

Dunque, per quanto concerne il marito musulmano, se questi ricerca la buona riuscita del matrimonio, non potrà sbagliare prendendo a modello e ad esempio di vita il Profeta Muhammad (*), e chiedendo a Dio la fede e la forza morale per raggiungere quelle sue qualità, per poter essere veramente uno sposo musulmano ideale.

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