la parola al islam
la parola al islam

Significato della parola islam
La parola islam è in arabo un nome verbale (vicino all’infinito della lingua italiana) derivato dal verbo aslama che significa: affidare, consegnare, rimettersi a qualcuno. Islam assume dunque il significato di abbandono fiducioso, sottomissione alla volontà di Dio. In arabo (lingua sacra fortemente sintetica) quando si parla di islam si possono intendere due realtà tra loro collegate: da un lato l’Islam come realtà storica, la religione che prende avvio dalla rivelazione ricevuta dal Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, e dall’altro la dottrina ‘primordiale’ ed eterna dell’Unità divina, che si ripresenta in tutte le rivelazioni divine susseguitesi nelle epoche e destinate ai popoli più diversi. Per questo la tradizione islamica ci insegna che tutti i Profeti furono musulmani (muslim), parola che deriva dalla stessa radice, participio attivo del verbo aslama.

L’universo è sottomesso alla volontà di Dio e Lo loda
Allah che ha scelto e inviato i Profeti è prima di tutto Colui che, con potenza e bellezza, ha creato la terra e ogni cosa esistente, tutto rivolge a Lui il suo canto di adorazione ed è a Lui sottomesso. Tutti gli elementi dell’universo dalla realtà più grande della nebulosa alla più piccola dell’elettrone seguono un percorso ben definito secondo leggi fisiche e matematiche precise. Una particella nell’universo non potrà mai uscire dalla legge che Dio le ha prefissato… Dice Dio nel Corano: «Ha creato i cieli e la terra in tutta verità. Arrotola la notte sul giorno e il giorno sulla notte, e il sole e la luna ha costretto (a orbitare) fino ad un termine stabilito. Non è forse Lui l’Eccelso, il Perdonatore? » (XXXIX,5)

«I sette cieli e la terra e tutto ciò che essi contengono Lo glorificano e Non c’è nulla che non Lo glorifichi lodandoLo , ma voi non percepite la loro lode.» (XVII,44)

E l’essere umano?
Allah ha creato l’essere umano, ogni essere umano nasce per Sua volontà: «Vi ha creati da un solo essere, da cui ha tratto la sua sposa. Del bestiame vi diede otto coppie, vi crea nel ventre delle vostre madri, creazione dopo creazione in tre tenebre (successive). Questi è Allah, il vostro Signore!» (XXXIX,6)

L’uomo è dunque creatura come le altre creature: «Chiedi loro se la loro natura è più forte di quella degli altri esseri che noi abbiamo creato: in verità li creammo di argilla impastata! »(XXXVII,11)
e tuttavia possiede un posto particolare davanti agli esseri creati e davanti a Dio, che si esprime nel Corano con il termine khalîfa (vicario, luogotenente): «E quando il tuo Signore disse agli Angeli: “Porrò un vicario sulla terra”, essi dissero: “Metterai su di essa qualcuno che vi spargerà la corruzione e vi verserà il sangue, mentre noi Ti glorifichiamo lodandoTi e Ti santifichiamo?” Egli disse: “In verità Io conosco quello che voi non conoscete”… Ed insegnò ad Adamo i nomi di tutte le cose..» (II,30-34)

Il termine khalîfa dice un potere effettivo per dar luogo alla reggenza, alla rappresentazione stessa, ma anche una differenza essenziale. L’uomo è vicario non padrone, il Signore di tutto è Dio. Egli ha dotato l’essere umano della libertà di scegliere la sua strada, di obbedire o meno ai comandamenti di Dio. A differenza delle altre creature è una realtà da farsi, in combattimento, centrale la nozione di responsabilità:
«…In verità abbiamo creato l’uomo perché combatta» (XC,4)

Chi accetta di sottomettersi alla volontà di Dio onnipotente è in perfetta sintonia con se stesso e con tutto l’universo, ritorna alla situazione originaria, alla forma in cui è stato creato.

Il peccato originale e la misericordia di Dio
L’essere umano appare nei versetti coranici come un essere responsabile, ma egli è prima di tutto innocente, non esiste nella rivelazione coranica l’idea di peccato originale ereditario come in quella cristiana. Già nella Bibbia è chiaro che la colpa non si eredita: “Non si metteranno a morte i padri per una colpa dei figli, né si metteranno a morte i figli per una colpa dei padri; ognuno sarà messo a morte per il proprio peccato.” ( Deut 24-16)

Ognuno, dunque è responsabile solo delle proprie azioni: «Allah compenserà ogni anima per ciò che si è meritata…» (XIV,51)

Il Corano racconta il peccato dei progenitori in modo simile ai racconti della Bibbia, ma appare chiaro come Dio dall’inizio lo perdoni generosamente: «Già imponemmo il patto ad Adamo, ma lo dimenticò, perché non ci fu in lui risolutezza» (XX,115) ma «Adamo ricevette parole dal suo Signore e Allah accolse il suo [pentimento]. In verità Egli è Colui Che accetta il pentimento, il Misericordioso. » (II,37)

Per cui fondamentale appare nella rivelazione coranica la capacità di pentirsi sinceramente dei propri peccati, ristabilendo così il rapporto col Misericordioso:

«Chi agisce male o è ingiusto verso la sua anima (nafs) e poi implora il perdono di Allah, troverà Allah perdonatore, Misericordioso.» (IV,110)

Da Lui siamo incessantemente perdonati, perché Sue creature, ed è proprio in questa nostra fragilità che scopriamo il bisogno essenziale di Lui:

«In verità l’anima (nafs) è propensa al male a meno che il Signore per la misericordia non la preservi dal peccato. In verità il mio Signore è perdonatore, misericordioso.» (XII,53)

La religione di Dio:
Come Dio Altissimo ha fissato delle regole ben precise per l’universo, così ha rivelato all’uomo una legge che gli permette di vivere serenamente in questa terra e giungere al Paradiso. Questa legge è molto semplice: adorare l’unico Dio senza associargli alcunché e operare il bene. Il rapporto tra religione e natura dell’essere umano si pone in continuità, non v’è frattura, ciò che è bene corrisponde a ciò che è lecito, per questo si dice che l’islam è la religione naturale, dîn al fitra. «Rivolgi il tuo volto alla religione come sincero credente, natura originaria (fitra) che Allah ha connaturato agli uomini; non c’è cambiamento nella creazione di Allah.» (XXX,30)

«Ti chiederanno quello che è loro permesso (consentito) (uhilla lahum). Di’: “Vi sono permesse tutte le cose buone (piacevoli) (at-tayyibât)… Oggi vi sono permesse le cose buone (piacevoli)”.» (V,4-5)
Se la persona umana è nella sua natura originaria (fitra) in relazione con l’Unico, c’è bisogno che questa possibilità venga rettamente sviluppata. Già in Adamo, pace su di lui, nella sua esperienza primordiale di peccato, si rende evidente che la natura umana ha bisogno di una guida (al-hudâ) con tale termine viene più volte designata la rivelazione :

«Questo è il Libro su cui non ci sono dubbi, una guida per i timorati…» (II,1)

Quante religioni Dio ha rivelato?
La rivelazione ricevuta dal Profeta Muhammad (pbsl) si comprende in continuità con le rivelazioni precedenti, in particolare con quella che viene detta ebraico-cristiana, “le religioni del Libro”, in un rapporto che non è di totale assorbimento, ma di conferma e discrimine, lasciando a Dio la spiegazione del loro perdurare storico:
«Ha fatto scendere su di te il Libro con la verità a conferma di ciò che era prima di esso. E fece scendere la Torah e l’Ingil, in precedenza, come guida per le genti. E ha fatto scendere il Discrimine.» (III,3-4)

«Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi.» (V,48)

Il profeta Muhammad (pbsl) rappresenta il sigillo della profezia, Khâtam, nei due sensi del termine, sia di conclusione della stessa, che di autenticazione di tutti i messaggi profetici.
Tutti i profeti, pace su di loro, formano come una catena che si estende dalla notte dei tempi, da quando Allah diede inizio alla creazione, attraverso le epoche storiche e le diverse tradizioni, fino a giungere alla rivelazione al Profeta Muhammad (pbsl):

«Già inviammo dei messaggeri prima di te. Di alcuni ti abbiamo raccontato la storia, di altri non te l’abbiamo raccontata. Un messaggero non può recare un segno se non con il permesso di Allah. Quando giunge l’ordine di Allah, tutto è deciso con equità e coloro che proferiscono menzogne saranno i perdenti.» (XL,78)

Il Corano non viene dunque a distruggere il patrimonio spirituale precedente (un patrimonio spirituale veicolato da certi moduli espressivi), ma semmai a rinnovarlo e proteggerlo nella sua essenza. In testa al capitolo del suo Sahîh dedicato alle virtù del Corano, Al-Bukhârî riporta queste parole di Ibn ‘Abbâs (compagno del Profeta e interprete per eccellenza del Testo sacro): Al-Qurâ’nu amînun ‘alâ kulli kitâbin qabla-hu, “il Corano è il leale custode di ogni Libro sacro precedente”.

Il Corano non solo rivela un legame tra le diverse tradizioni religiose, ma invita anche al dialogo con le genti della Scrittura, indicandoci così che esiste un discorso possibile da fare con le altre religioni sui fondamenti comuni:

«Dialogate con belle maniere con la gente della Scrittura, eccetto quelli di loro che sono ingiusti. Dite [loro]: “Crediamo in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su di voi, il nostro Dio e il vostro sono lo stesso Dio ed è a Lui che ci sottomettiamo.”» (XXIX,45-46)

Su ciò che non è riconducibile all’unità, invece il Corano invita a gareggiare nel bene:

«Ognuno ha una direzione verso la quale volgere il viso. Gareggiate nel bene. Ovunque voi siate, Allah vi riunirà tutti. In verità Allah è Onnipotente.» (II,148)

La religione di Dio nel Corano e nella Bibbia
La fede nell’Unico Dio, il culto sincero e la bontà e giustizia verso gli altri sono le basi comuni delle diverse religioni del Libro. «Coloro cui fu data la Scrittura non si divisero, finché non giunse loro la Prova Evidente; eppure non ricevettero altro comando che adorare Allah, tributandoGli un culto esclusivo e sincero, eseguire l’orazione e versare la decima. Questa è la Religione della verità.» (XCVIII,4-5)

Scorrendo i Libri sacri possiamo notare attraverso i racconti delle vite dei messaggeri, pace su di loro, molti comportamenti che ci indicano l’unità fondamentale della rivelazione.

La prosternazione a Dio
è un atto in cui l’essere umano pone la parte più nobile di se, il viso, per terra in segno di umiltà e sottomissione al Signore. In questa posizione il servo di Dio è elevato e avvicinato a Dio, è il momento migliore per formulare le invocazioni che gli stanno a cuore per questa e l’altra vita… Dio esaudisce l’invocazione degli umili. I profeti di Dio e i loro seguaci eseguivano la stessa forma di adorazione. «Abramo si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui.» ( Genesi 17,3) «Mosè si curvò fino a terra e si prostrò.» ( Esodo 34,8) «Esdra ed il popolo alzarono le mani si inginocchiarono e si prosternarono con la faccia a terra dinanzi al Signore.» ( Neemia 8,6) «(Gesù) si prostrò con la faccia a terra e pregò» ( Matteo 26,39)

Così i musulmani quando pregano si prostrano con la faccia a terra.

Il digiuno
Il digiuno, “sawm” in arabo, non è una pratica che appartiene solo alla tradizione islamica. Nel Corano, infatti, è detto: «Oh, voi che credete, vi è prescritto il digiuno, come era stato prescritto a coloro che vi hanno preceduto.» (II,183)

Nella tradizione ebraica, digiunare vuol dire propriamente ‘inchinare l’anima’, il suo significato appare principalmente quello di purificazione dei peccati: «Nel mese settimo, il 10 del mese, digiunate e non fate nessun lavoro… di tutti i vostri peccati sarete purificati alla presenza del Signore…» (Levitico 16,29;31); o per la vicinanza di Dio, come nella storia di Mosè, pace su di lui: «Mosè rimase con il Signore quaranta giorni e quaranta notti senza mangiar pane e senza bere acqua. Il Signore scrisse sulle tavole le parole dell’alleanza, le dieci parole». (Esodo 34, 28). Così guardando ai testi di riferimento cristiano, possiamo notare come il digiuno sia presente nella vita di Gesù (pace su di lui). Egli infatti si preparò alla vita pubblica con un digiuno di quaranta giorni, nel quale “non mangiò nulla” (Luca 4,2), che precede le tentazioni, che Gesù affrontò nel deserto e superò con la ferma adesione alla parola di Dio: «Ma egli rispose: « Sta scritto: “Non di solo pane vivrà l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio ».» (Matteo 4,4) Sulla necessità del digiuno è scritto nel Vangelo: «Questa specie di demoni, non si può scacciare in alcun modo se non con la preghiera e il digiuno.» (Maro 9,29). Nella linea dei Profeti che l’hanno preceduto, pace su di loro, Gesù stigmatizza gli atteggiamenti puramente esteriori e quindi ipocriti, di coloro che digiunano per farsi vedere dagli altri: «Guardatevi dal praticare le vostre opere buone davanti agli uomini per essere da loro ammirati, altrimenti non avrete ricompensa…» (Matteo, 6,1-8) Anche la tradizione islamica insite sulla necessità che il digiuno sia accompagnato dal cuore.

Precetti alimentari
Alcune prescrizioni sembrano peculiarità dell’islam, invece le troviamo anche nella Bibbia. Ad esempio per quanto riguarda la carne di maiale anche la legislazione ebraica la proibisce: «Ma tra i ruminanti e gli animali che hanno l’unghia divisa non mangerete i seguenti… il porco perché ha l’unghia bipartita da una fessura, ma non rumina e lo considererete immondo.» ( Levitico 11,7-8 ) Gesù, pace su di lui, dichiara chiaramente di non volere abolire la legge mosaica, ma di portarla a compimento: «Non pensate che io sia venuto ad abolire la Legge o i Profeti; non son venuto per abolire, ma per dare compimento.» (Matteo 5-17) Solo successivamente si opera una spiritualizzazione totale degli obblighi religiosi.

Questi sono solo alcuni dei tanti esempi che indicano che la religione di Dio è unica , e i Profeti, pace su di loro, hanno sempre predicato la stessa religione.

Perché allora tanti profeti se si tratta di un unica religione?
E’ stato necessario che la parola di Dio fosse portata da diversi profeti, in diversi momenti, a causa di fattori legati all’oblio del tempo, la penuria di mezzi di trasmissione dei testi nell’antichità, le possibili manipolazioni umane per adeguare la scrittura alle proprie idee o per giustificare una posizione politica. La missione dei profeti è quella di riportare i credenti all’originalità del messaggio e alla purezza della fede. Ad esempio Gesù, pace su di lui, ricorda come per mezzo del profeta Isaia, Dio rimproverò ai figli di Israele di seguire la tradizione invece della religione di Dio: «Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano essi mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini. Trascurando il comandamento di Dio, voi osservate la tradizione degli uomini.” E aggiungeva: “Siete veramente abili nell’eludere il comandamento di Dio, per osservare la vostra tradizione. Mosè infatti disse: Onora tuo padre e tua madre, e chi maledice il padre e la madre sia messo a morte. Voi invece dicendo: Se uno dichiara al padre o alla madre: è Korbàn, cioè offerta sacra, quello che ti sarebbe dovuto da me, non gli permettete più di fare nulla per il padre e la madre, annullando così la parola di Dio con la tradizione che avete tramandato voi. E di cose simili ne fate molte.» (Matteo 15, 8-13)

La storia del popolo di Noè è un altro esempio di come la religione passi col tempo dal monoteismo puro all’associazionismo totale: prima di Noè la tribù di banu Qabil adoravano unicamente Dio, ma alla morte di cinque uomini devoti, sentirono la loro mancanza e il vuoto spirituale. Per onorarne la memoria e fare di loro un esempio per i discendenti eressero cinque statue con le loro figure. Con l’andare del tempo, però, la gente dimenticò la vera natura di quei simulacri e cominciò ad adorarli come dèi. Allora Iddio Altissimo mandò Noè per riportarli alla strada giusta.

Questi sono alcuni esempi che illustrano il bisogno dell’umanità dei profeti riformatori che per mezzo della parola di Dio operavano in mezzo ai popoli. Dice Dio l’Altissimo al Profeta Muhammad (pbsl): «Ti abbiamo inviato con la Verità, nunzio ed ammonitore, e non c’è comunità in cui non sia venuto un ammonitore.» (XXXV,24)