Abramo, pace su di lui
«In verità Abramo fu un modello, obbediente ad Allah e sincero: egli non era affatto un politeista, era riconoscente ad Allah per i Suoi favori. Allah lo scelse, lo guidò sulla retta via. Gli abbiamo dato il bene in questa vita e nell’altra sarà certamente tra i giusti. Quindi ti rivelammo: “Segui con sincerità la religione di Abramo: egli non era affatto un associatore”.» (XVI,120-123)

Il profeta Abramo, pace, su di lui, occupa un posto particolare nella religione islamica, che è ben riassunto nelle parole di questo versetto dove è indicato come un modello da seguire per i musulmani. Importanza che è confermata anche dal numero di volte che viene citato nel Corano (26 sure di cui una porta proprio il suo nome), in cui a brevi racconti si alternano numerosi titoli di eccellenza e affetto, come abû al-muslimîn, hanîf, khalilu’Allah, imâm… La rivelazione coranica ci fa percorrere in un bellissimo racconto, il cammino che egli fece per giungere a una ferma coscienza dell’unicità di Dio, il suo essere viene aperto alla fede attraverso una gradualità di esperienze. Abramo, pace su di lui, infatti passò varie fasi in cui preso da un senso di fascinazione verso gli elementi della creazione, fu tentato di pensare che essi stessi fossero Dio. Ma guidato interiormente dall’Altissimo riesce a superare lo splendore da essi emanato e a distinguere Colui che è in tutte le cose, ma sempre al di là di esse, arrivando alla coscienza che “tutto tramonta”, una sola è la Luce intramontabile, “nessuna cosa è simile a Lui”. «Così mostrammo ad Abramo il regno dei cieli e della terra, affinché fosse tra coloro che credono con fermezza. Quando la notte l’avvolse, vide una stella e disse: “Ecco il mio Signore!” Poi quando essa tramontò disse:” Non amo quelli che tramontano” Quando osservò la luna che sorgeva, disse: “Ecco il mio Signore!” Quando poi tramontò, disse: “Se il mio Signore non mi guida sarò certamente tra coloro che si perdono!” Quando poi vide il sole che sorgeva, disse: “Ecco il mio Signore, ecco il più grande!” Quando poi tramontò disse : “O popolo mio, io rinnego ciò che associate ad Allah! In tutta sincerità rivolgo il mio volto verso Colui che ha creato i cieli e la terra : e non sono tra coloro che associano”.» (VI, 76-79 ) E’ la fede nell’Unico, superamento dell’antropocentrismo, anche del più sincero e illuminato, come espressa anche nella sura Al-Ikhlâs, il puro monoteismo (da khalosa che significa filtrare, togliere le impurità): «Di’: “Egli Allah è Unico, Allah è l’Assoluto (o Eterno). Non ha generato, non è stato generato e nessuno è eguale a Lui“.» (CXII)

Questa storia che il Corano racconta è molto interessante per il tempo in cui viviamo, che è un tempo chiuso, cieco sulla realtà di Dio, perché in Abramo viene riconosciuta una benevolenza divina che accompagna colui che è hanîf e non ha ancora luce sul Dio unico. «Siamo Noi che conducemmo Abramo sulla retta via, Noi che lo conoscevamo…» (XXI, 51) e il bisogno di tempo ed esperienze per approdare alla fede. Scoprire esistenzialmente il limite di ogni esperienza umana e mondana, “l’insostenibile leggerezza dell’essere” apre la strada al nichilismo o ad un atteggiamento di edonismo della provvisorietà, di cui è pregna tanta cultura contemporanea, ma anche alla conoscenza dell’Unicità di Dio come per Abramo, inch’Allah. Dopo averci mostrato il sorgere della fede nel Dio unico in Abramo, pace su di lui, il Corano ci mostra l’ampiezza delle sue esigenze. La fede non è un dare un po’ di se stessi, è una scelta radicale, che illumina tutti gli aspetti dell’esistere, è il dono di ciò che abbiamo di più intimo e prezioso: «Non avrete la vera pietà finché non sarete generosi con ciò che più amate. Tutto quello che donate Allah lo conosce.» (III,92) E anche Abramo verrà provato nella fede… Nella sura XXXVIII, il racconto del sacrificio del figlio, un’usanza antichissima e universale quella dei sacrifici umani, presente nell’epoca in cui visse Abramo e anche dopo. «Poi, quando raggiunse l’età per accompagnare [suo padre questi] gli disse: “Figlio mio, mi sono visto in sogno, in procinto di immolarti. Dimmi cosa ne pensi”. Rispose: “Padre mio, fai quel che ti è stato ordinato: se Allah vuole, sarò rassegnato.”» (XXXVIII,102) Centrale per capire questi versetti è il concetto di sogno: il racconto coranico, a differenza di quello biblico non dice che Dio ordina direttamente ad Abramo di sacrificare il figlio. Neanche nel sogno ne riceve l’ordine, Abramo vede nel sonno un’immagine (non delle parole che esprimono chiaramente un ordine): se stesso che immola il figlio. Il sogno secondo la tradizione islamica può essere un modo di comunicare di Dio, specie ai Profeti, ma si serve di simboli, ha bisogno di interpretazione… Nel Corano infatti vediamo come l’interpretare i sogni sia considerato un dono particolare, di cui godeva ad esempio il profeta Giuseppe, pace su di lui. Nella sura “il Bottino” poi troviamo dei versetti molto interessanti che così recitano a proposito di un sogno fatto dal Profeta: «In sogno Allah te li aveva mostrati poco numerosi, ché se te li avesse mostrati in gran numero, avreste certamente perso il coraggio e vi sareste scontrati tra voi in proposito. Ma Allah vi salvò. Egli conosce quello che c’è nei petti.. era necessario che Allah realizzasse un ordine che doveva essere eseguito. Tutte le cose sono ricondotte ad Allah.»(VIII,43-44) Questo versetto ci fa capire come il sogno possa essere mandato da Dio ad un profeta e nello stesso tempo avere un contenuto che dà luogo ad un’interpretazione sbagliata, ma collegata comunque alla realizzazione della volontà di Dio. Il sogno di Abramo è di questo tipo, Dio non voleva fargli compiere un sacrificio umano, ma attraverso quel sogno, quell’immagine che fa emergere in Abramo (come abbiamo detto essa faceva parte di quell’epoca) e che egli interpretò letteralmente, dà prova della sua disponibilità a dare tutto ciò che gli era più caro al mondo e che costituiva il pegno della benevolenza divina su di lui… Lo scopo del sogno è quindi di provocare una certa reazione non nella realizzazione dell’immagine stessa (per il Profeta Muhammad affrontare la battaglia, per il profeta Ibrahim dare prova della sua fede). «Noi lo chiamammo: “O Abramo, hai realizzato il sogno. Così Noi ricompensiamo quelli che fanno il bene. Questa è davvero una prova evidente».(XXXVIII,104-106)

Il Signore questa volta parla chiaramente ad Abramo, lo chiama, svelando così la vera interpretazione di quel sogno e in essa il senso del sacrificio. Il sogno era una prova per la sua fede, l’offerta sacrificale viene riscattata da Dio col dono di un montone “generoso”, il significato profondo del sacrificio dunque non risiede nell’oggetto offerto e neanche nel dolore o nella privazione anche se queste sono componenti essenziali perché vi sia sacrificio, ma nella fede che è sottesa in esso… La vicenda di Abramo getta luce, dunque, su di Dio Unico e Misericordioso, anche in lui purezza di fede e misericordia ci appaiono strettamente intrecciate: «Quando Abramo fu rassicurato e apprese la lieta novella, cercò di disputare con Noi a favore del popolo di Lot. Invero Abramo era magnanimo, umile, incline al pentimento…» (XI,74-75) Misericordia che è perdono e desiderio di salvezza, anche per coloro che sono ostili a lui, come il proprio padre, che nasce dal sentirsi oggetto di misericordia a propria volta da parte di Dio: «Disse: “O Abramo, hai in odio i miei dei? Se non desisti, ti lapiderò. Allontanati per qualche tempo”. Rispose: “Pace su di te, implorerò per te il perdono del mio Signore, poiché Egli è sollecito nei miei confronti”. » (XIX,43-47) «Allah prese Abramo per amico…» (IV,125)

Israele: profeta di Dio
Israele o Giacobbe, pace su di lui, era figlio di Isacco, figlio di Abramo, padre di tutti i profeti del popolo d’Israele, pace su di loro, da Giuseppe che fece venire la casa di Israele in Egitto, a Mosè per mezzo del quale Dio salvo il suo popolo dal faraone … Dopo Mosè, pace su di lui, il popolo di Israele si insediò in Palestina, mentre la stirpe di Ismaele figlio primogenito di Abramo rimase fin dal principio nei dintorni della casa di Dio a Mecca.

La storia del popolo di Israele non fu univoca. Quando il popolo dimostrava di aver fede e osservanza della legge, Dio lo faceva regnare e vincere sui nemici pagani, il Corano spiega che la salvezza dall’ Egitto fu meritata con la pazienza e la buona condotta degli israeliti «E abbiamo fatto, del popolo che era oppresso, l’erede degli Orienti e degli Occidenti della terra che abbiamo benedetta. Così, la bella promessa del tuo Signore si realizzò sui Figli di Israele, compenso della loro pazienza. E distruggemmo ciò che Faraone e il suo popolo avevano realizzato ed eretto…» (VII,137) Il popolo di Israele conobbe l’apogeo durante il regno di Davide e Salomone, era osservante della religione di Dio, e di conseguenza goderono di una prosperità e sicurezza. Quando invece il popolo di Israele veniva meno alle condizione del patto e tralasciava i comandamenti, disobbediva ai profeti, venne invaso dai pagani, babilonesi e assiri, e ridotto in schiavitù… Spesso Dio misericordioso diede una seconda possibilità ai figli di Israele quando imploravano il perdono, e per mezzo dei profeti che lottarono duramente per distogliere il popolo dall’iniquità. Ad esempio il profeta Isaia mise in guardia gli israeliti circa la punizione divina che si sarebbe abbattuta su di loro a causa dei loro peccati: «Guai, gente peccatrice, popolo carico di iniquità! Razza di scellerati,figli corrotti! Hanno abbandonato il Signore, hanno abbandonato il Signore, hanno disprezzato il Santo di Israele, si sono voltati indietro; perché volete ancora essere colpiti…» (Isaia1-5) La mano di Dio fu sempre tesa ad accogliere il pentimento del popolo di Israele, segno di come Egli sia sempre pronto al perdono verso ogni peccatore pentito: «”Su, venite e discutiamo” dice il Signore. “Anche se i vostri peccati fossero come scarlatto, diventeranno bianchi come neve…”» (Isaia 1-18)

Maryam (Maria), pace su di lei
Gesù, pace su di lui, è nominato molte volte nel Corano insieme a Maryam, sua madre. Il posto privilegiato di Maryam è dichiarato nella sura di Imran: «In verità o Maria Allah ti ha prescelta; ti ha purificata e prescelta tra tutte le donne del mondo.» (III, 42) . inoltre è menzionata nei versetti come segno (ayat): «E facemmo un segno del figlio di Maria e di sua madre… » (XXIII,50) e in un altro versetto : « E [ricorda] colei che ha mantenuto la sua castità! Insufflammo in essa del Nostro Spirito e facemmo di lei e di suo figlio un segno per i mondi…» (XXI, 91)

Già dalla nascita appare la consacrazione speciale di Maryam, donna accolta da Dio… «L’accolse il suo Signore di accoglienza bella, e la fece crescere della migliore crescita…» (III,37) e si manifesta passo dopo passo il rapporto immediato di Dio con lei: è l’Altissimo che la nutre e la cura, non gli uomini. Fu affidata a Zaccaria e ogni volta che egli entrava nel santuario trovava cibo (rizq) presso di lei. «Disse: “O Maria, da dove proviene questo?” Disse: “Da parte di Allah”. In verità Allah dà a chi vuole senza contare.» (XIX,III,37) Dalla vicinanza discreta di Zaccaria il quale non può fare altro che notare l’abbondanza di doni di cui è soggetta Maryam, ella è chiamata ad andare ancora più lontano: ad una solitudine totale. «Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente. Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito che assunse le sembianze di un uomo perfetto.» (XIX,16-17) Compare in questo versetto la parola hijab, usata comunemente per il velo delle donne musulmane e in esso riceve il senso di qualcosa che stacca dal mondo, per favorire la dimensione interiore e l’accoglienza della parola divina. Poiché è detto nella sura più avanti: «e nel Giorno della Resurrezione ognuno si presenterà da solo, davanti a Lui.» (XIX,95) In questa solitudine, che sembra il passaggio obbligato di ogni storia profetica, di ogni esperienza umana, incontra l’Altissimo, e riceve una compagnia migliore: « …Le inviammo il Nostro Spirito* che assunse le sembianze di un uomo perfetto. Disse [Maria]: “Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei [di Lui] timorato!”. Rispose: “Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro”. Disse: “Come potrei avere un figlio, ché mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?”. Rispose: “È così. Il tuo Signore ha detto: “Ciò è facile per Me… Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. È cosa stabilita. » (XIX,17-21)

Maryam, incinta, prosegue nel suo allontanarsi sempre di più dal mondo circostante, che non avrebbe potuto capire la sua situazione. E il Corano dipinge con parole efficaci la situazione di ogni donna colta dai dolori del parto, sopraffatta dal dolore, e qui ancora attraverso l’esperienza di donna, il Corano ci mostra come l’obbedienza a Dio non sia in un atteggiamento stoico, immune da ogni dolore umano: Maryam si lamenta perché soffre ed in questo è nella sua verità di donna partoriente, e ancora una volta è Dio che la soccorre: «Lo concepì e, in quello stato, si ritirò in un luogo lontano. I dolori del parto la condussero presso il tronco di una palma. Diceva: “Me disgraziata! Fossi morta prima di ciò e fossi già del tutto dimenticata!”. Fu chiamata da sotto: “Non ti affliggere, ché certo il tuo Signore ha posto un ruscello ai tuoi piedi; scuoti il tronco della palma: lascerà cadere su di te datteri freschi e maturi. Mangia, bevi e rinfrancati. Se poi incontrerai qualcuno, di’: “Ho fatto un voto al Compassionevole e oggi non parlerò a nessuno.”» (XIX,22-26)
La difesa di Maryam non è affidata alla forza virile, ma ad un bambino, la cui capacità viene solo da Dio. «Tornò dai suoi portando [il bambino]. Dissero: “O Maria, hai commesso un abominio! O sorella di Aronne, tuo padre non era un empio, né tua madre una libertina”. Maria indicò loro [il bambino]. Dissero: “Come potremmo parlare con un infante nella culla?” “[Ma Gesù] disse: “In verità, sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta. Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l’orazione e la decima finché avrò vita, e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento, né miserabile. Pace su di me, il giorno in cui sono nato, il giorno in cui morrò e il Giorno in cui sarò resuscitato a nuova vita”. Questo è Gesù, figlio di Maria, parola di verità della quale essi dubitano. Non si addice ad Allah prendersi un figlio. Gloria a Lui! Quando decide qualcosa dice: “Sii!” ed essa è.» (XIX,27-35)

La storia di Maryam e Gesù, pace su di loro, sono il segno che Dio è salvezza, e niente è così chiaro come la trasparenza di questa donna, che non possiede potere umano, non è a capo di un popolo, solo è una “serva di Dio”. E in questa perfetta servitù Dio manifesta la Sua salvezza, che è Vita, che sboccia là dove Egli decide, che sfugge alla morte, perché Egli vuole. Dio attraverso la storia di Maryam confonde le logiche umane: ciò che è debole si dimostra forte, la castità genera fecondità, un neonato difende una madre, e colui che sembra essere ucciso viene elevato al cielo, mentre i presunti forti saranno perduti. Proprio nel suo essere donna risplende chiaro, più che mai, il Volto di Dio Creatore e Misericordioso, e qui troviamo il segreto per accedere al Suo amore, come cantano i versetti verso la fine della sura XIX: «In verità il Compassionevole concederà il Suo Amore a coloro che credono e compiono il bene.» (XIX,96)

Gesù, pace su di lui
Il profeta che nasce dal grembo di Maryam, si chiama Gesù: «Quando gli angeli dissero: “O Maria, Allah ti annuncia la lieta novella di una Parola da Lui proveniente: il suo nome è il Messia, Gesù figlio di Maria, eminente in questo mondo e nell’Altro, uno dei più vicini.”» ( III, 45) Messia, in arabo “Masîh”, l’Unto, uno dei nomi tradizionali di Gesù, significa “purificato”, “investito” di una particolare autorità spirituale. Gesù è la traduzione in italiano del nome aramaico Yešu’ (traduzione aramaica del nome ebraico יהושע, attraverso il greco dei vangeli Ιησους e il latino Iesus. Significa “YHWH è salvezza”; il nome non è identico alla parola “salvezza” (y’shùah), ad indicare che è è Dio che salva. Molti versetti coranici in cui compare il termine rûh, spirito, (7 versetti su 20), parlano di Gesù e Maria, pace su di loro, e precisamente riguardano la nascita straordinaria che coinvolge entrambi (ma anche ogni uomo viene creato con il soffio dello Spirito, il Corano sottolinea come la creazione di Gesù sia stata come quella di Adamo). La figura del Profeta Gesù, pace su di lui, si pone dunque in una relazione particolare con lo spirito, nella sua nascita, nella sua non-morte, nei molti eventi miracolosi che marcano la sua esperienza profetica, nel suo messaggio che è caratterizzato proprio dall’affermazione della supremazia dello spirito sulla legge: egli è un segno di quella potenza di Dio che non conosce limiti di alcun genere e di quella misericordia divina che va ben oltre i nostri meriti e la giustizia espressa nella Legge. «A Gesù figlio di Maria abbiamo dato prove chiare e lo abbiamo coadiuvato con lo Spirito di Santità…» (II,253) (II,87) Gesù compì con il permesso di Dio, numerosi miracoli per convincere i figli di Israele della sua veridicità… resuscitava i morti, guariva i lebbrosi e i ciechi nati, benediva il cibo, fece un simulacro di uccello, vi soffiò e divenne un uccello vero. E’ importante sapere che è Dio che ha conferito questi poteri a Gesù. Anche altri messaggeri compirono miracoli per volontà dell’Altissimo, Elia ad esempio ricevette lo stesso potere da Dio di risuscitare una persona morta: «Si distese tre volte sul bambino e invocò il Signore: “Signore Dio mio, l’anima del fanciullo torni nel suo corpo.” Il Signore ascoltò il grido di Elia; l’anima del bambino tornò nel suo corpo e quegli riprese a vivere. Elia prese il bambino, lo portò al piano terreno e lo consegnò alla madre. Elia disse: “Guarda! Tuo figlio vive”. La donna disse a Elia: “Ora so che tu sei uomo di Dio e che la vera parola del Signore è sulla tua bocca”.» ( 1Re17-21)

Gesù predicò il monoteismo puro
Tante persone oggi adorano Gesù come Dio, ma in verità egli insegnava alla gente di adorare l’unico Dio. Sono molti i passi evangelici che mostrano come egli non si identificasse con l’Altissimo. «Un notabile lo interrogò: « Maestro buono, che devo fare per ottenere la vita eterna? ». Gesù gli rispose: « Perché mi dici buono? Nessuno è buono, se non uno solo, Dio.” »(Lc 18,18-19) «…Quanto poi a quel giorno o a quell’ora, nessuno li conosce, neanche gli angeli nel cielo, e neppure il Figlio, ma solo il Padre…» (Marco13,32)
Così come è chiaro che la gente lo considerasse un profeta: «…Udite queste parabole, i sommi sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro e cercavano di catturarlo; ma avevano paura della folla che lo considerava un profeta.» (Matteo 21-33 ) « “Tu solo sei così forestiero in Gerusalemme da non sapere ciò che vi è accaduto in questi giorni?”. Domandò: “Che cosa?” Gli risposero: “Tutto ciò che riguarda Gesù Nazareno, che fu profeta potente in opere e in parole …”» (Luca 24,19) I capi religiosi ebrei stessi erano consapevoli che Gesù si presentava come profeta, dissero a un ebreo che difendeva Gesù e che chiedeva cosa avessero contro di lui : «Gli risposero: “Sei forse anche tu della Galilea? Studia e vedrai che non sorge profeta dalla Galilea”.» (Giovanni 7,52) Questa è la stessa verità che ribadisce il Corano: «Il Messia, figlio di Maria, non era che un messaggero. Altri messaggeri erano venuti prima di lui, e sua madre era una veridica. Eppure entrambi mangiavano cibo. Guarda come rendiamo evidenti i Nostri segni, quindi guarda come se ne allontanano…» (V,75 )

Il Corano ci riferisce che nel Giorno del giudizio apparirà chiaro l’errore di adorare Gesù all’infuori di Dio, riportiamo il passo intero perché molto forte: «E quando Allah dirà: “O Gesù figlio di Maria, hai forse detto alla gente: « Prendete me e mia madre come due divinità, all’infuori di Allah?”, risponderà: “Gloria a Te! Come potrei dire ciò di cui non ho il diritto? Se lo avessi detto, Tu certamente lo sapresti, ché Tu conosci quello che c’è in me e io non conosco quello che c’è in Te. In verità sei il Supremo conoscitore dell’inconoscibile. Ho detto loro solo quello che Tu mi avevi ordinato di dire: Adorate Allah, mio Signore e vostro Signore ». Fui testimone di loro finché rimasi presso di loro; da quando mi hai elevato [a Te], Tu sei rimasto a sorvegliarli. Tu sei testimone di tutte le cose. Se li punisci, in verità sono servi Tuoi; se li perdoni, in verità Tu sei l’Eccelso, il Saggio”. Dice Allah: “Ecco il Giorno in cui la verità sarà utile ai veridici: avranno i Giardini nei quali scorrono i ruscelli e vi rimarranno in perpetuo. Allah sarà soddisfatto di loro, ed essi di Lui. Questo è l’immenso successo!”. Appartiene ad Allah la sovranità dei cieli e della terra e di ciò che racchiudono, ed Egli è l’Onnipotente.» (V,116)

Gesù, pace su di lui, mostrò la via della salvezza
Come tutti i profeti, Gesù, pace su di lui, non poteva che indicare la stessa via di salvezza nella religione di Dio: adorare l’unico Dio e operare il bene, in altri termini amare Dio e amare il prossimo «La mia dottrina non è mia, ma di Colui che mi ha mandato» (Giovanni 7,16); ecco come Gesù lo spiega ad uno del suo popolo: «Ed ecco un tale gli si avvicinò e gli disse: “Maestro, che cosa devo fare di buono per ottenere la vita eterna?” Egli rispose: “Perché mi interroghi su ciò che è buono? Uno solo è buono. Se vuoi entrare nella vita, osserva i comandamenti”.» (Matteo 19,16)

Gesù chiamò i figli di Israele a osservare i grandi principi della legge, invece di limitarsi alle forme esteriori della religione, insegnò la compassione, l’amore, il perdono, che erano ciò a cui la legge doveva condurre, ma che invece erano tralasciate a causa di una interpretazione legalista della stessa, insegnò che il prossimo è qualsiasi persona bisognosa, insegnò la carità, lo spirito di sacrificio, insegnamenti che hanno fatto, di coloro che li hanno osservati, persone umili e compassionevoli… Questa era la via della salvezza predicata da Gesù, pace su di lui.

L’attesa dell’ultimo profeta
Gli ebrei aspettavano la venuta di un grande profeta che avrebbe sigillato la profezia e dato grandezza al popolo di Israele, di questa attesa messianica troviamo menzione anche nella Bibbia: «”Questi è davvero il profeta che deve venire nel mondo!” Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò di nuovo sulla montagna, tutto solo…» (Gv 6,14) «E quando i Giudei mandarono da Gerusalemme dei sacerdoti e dei Leviti a Giovanni Battista per domandargli: « Tu chi sei? ». Egli confessò e non negò, : “Io non sono il Cristo”. Allora gli chiesero: “Che cosa dunque? Sei Elia?”. Rispose: “Non lo sono”. “Sei tu il profeta?”. Rispose: “No”.» (Gv 1,6)

Gesù preannunciò la venuta di un profeta dopo di lui
Nel Corano troviamo scritto che l’annuncio della venuta del Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, è presente nella Bibbia, Torah e Vangelo:
«Coloro che seguono il Messaggero, il Profeta illetterato che trovano chiaramente menzionato nella Torah e nel Vangelo, colui che ordina le buone consuetudini e proibisce ciò che è riprovevole, che dichiara lecite le cose buone e vieta quelle cattive, che li libera del loro fardello e dei legami che li opprimono, coloro che crederanno in lui, lo onoreranno, lo assisteranno e seguiranno la Luce che è scesa con lui (il sublime Corano), saranno loro ad essere i vincenti.» (VII, 157) La maggior parte degli esegeti islamici individuano tale profezia in Deuteronomio (18,15-22) e nel Vangelo di Giovanni.

«Il Signore tuo Dio susciterà per te, in mezzo a te, fra i tuoi fratelli, un profeta pari a me; a lui darete ascolto. Avrai così quanto hai chiesto al Signore tuo Dio, sull’Oreb, il giorno dell’assemblea, dicendo: “Che io non oda più la voce del Signore mio Dio e non veda più questo grande fuoco, perché non muoia”. Il Signore mi rispose: “Quello che hanno detto, va bene; io susciterò loro un profeta in mezzo ai loro fratelli e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò…”» (Dauteronomio 18,15-20)
Disse Gesù, pace su di lui, ai discepoli «Ora io Vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore, ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò. E quando sarà venuto, egli convincerà il mondo quanto al peccato, alla giustizia e al giudizio. Quanto al peccato, perché non credono in me; quanto alla giustizia, perché vado al Padre e non mi vedrete più; quanto al giudizio, perché il principe di questo mondo è stato giudicato.» (Giovanni, 16- 7,15 )
«E quando Gesù figlio di Maria disse: “O figli di Israele, io sono veramente un Messaggero di Allah a voi (inviato) per confermare la Torà che mi ha preceduto, e per annunciarvi un messaggero che verrà dopo di me, il cui nome sarà « Ahmad ».» (Corano LXI,6) La parola Consolatore in greco, lingua in cui sono stati scritti i Vangeli (mentre Gesù, pace su di lui, parlava aramaico) è paráklêtos, tradotto come consolatore, o avvocato, secondo gli esegeti islamici la parola originale può essere perikleitós, che significa «colui che loda Dio nel modo più perfetto» in arabo «Ahmad», uno dei nomi del Profeta (pbsl).
Gesù annunciò che la profezia non sarebbe più avvenuta tra i figli di Israele.

Gesù, pace su di lui, annunciò che Dio l’Altissimo avrebbe completato la sua rivelazione per mezzo di altri figli di Abramo… C’è una bella pagina del Vangelo in cui viene preannunciato che la rivelazione di Dio sarebbe stata data per mezzo di un altro popolo: «E Gesù disse loro: “Non avete mai letto nelle Scritture: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti”.» (Matteo 21, 43) La parola di Dio nel Corano invita inoltre i figli di Israele a seguire il Suo messaggero Muhammad, pace e benedizione su di lui, per essere raggiunti dalla misericordia divina: «O Figli di Israele, ricordate i favori di cui vi ho colmati e di come vi ho favorito sugli altri popoli del mondo. E temete il Giorno in cui nessun anima potrà alcunché per un’altra, in cui non sarà accolta nessuna intercessione e nulla potrà essere compensato. Essi non saranno soccorsi…» (II,47)

Dio Altissimo promise ai credenti delle precedenti tradizioni una doppia ricompensa nell’aderire al messaggio dato a Muhammad: «Coloro ai quali abbiamo dato il Libro prima che a lui, credono in esso. Quando glielo si recita dicono: “Noi crediamo in esso. Questa è la verità proveniente dal nostro Signore. Già eravamo sottomessi a Lui prima che giungesse.” Essi sono coloro cui verrà data ricompensa doppia per la loro perseveranza, per aver respinto il male con il bene e per essere stati generosi di quello che Noi abbiamo concesso loro.» (XXVIII,52)

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