muhammad rasulullah
muhammad rasulullah

Se muslim si nasce e l’islam attraversa le epoche e le varie tradizioni religiose, con la rivelazione al profeta Muhammad (pbsl) esso riceve la forma storica, cultuale e dottrinale definitiva: «…Oggi ho reso perfetta la vostra religione, ho completato per voi la Mia Grazia e Mi è piaciuto darvi per religione l’Islam”… » (V, 3)
«Egli è Colui Che ha inviato il Suo Messaggero con la guida e la religione della verità, per farla prevalere su ogni altra religione. Allah è testimone sufficiente.» (XLVIII,28)

Il Corano è la parola divina Kalâmu Allah, la Sunna del Profeta è il modello agito, il comportamento ideale conforme alla parola sacra, comportamento incarnato in un essere vivente che, per quanto storico, è comunque il garante privilegiato della trascendenza.
E non c’ è riconoscimento senza amore: «Per Colui che ha l’anima mia nella Sua mano: nessuno di voi avrà fede fino a quando non mi amerà più di suo padre e di suo figlio.»
E colui che più ama il Profeta e spera nella sua intercessione è da lui rimandato alla fede nell’Unico: «[Un giorno] chiesi: “Inviato di Dio, chi tra gli uomini sarà maggiormente beato nel [beneficiare del]la tua intercessione il Giorno della Resurrezione?” “Oh Abû Hurayra,” rispose, “avevo pensato che nessuno poteva rivolgermi questa domanda prima di te; ho visto infatti il tuo ardente desiderio per la [mia] parola (hadîth). L’uomo che sarà maggiormente beato nel [beneficiare del]la mia intercessione il Giorno della Resurrezione sarà colui che avrà detto lâ ilâha illâ Allah (Non v’è divinità all’infuori di Dio) in sincerità di cuore,” [forse disse] ‘in sincerità d’animo’.”»
Parlare della dimensione umana e profetica del Profeta, pace e benedizione su di lui, richiederebbe un libro a sé stante, le due dimensioni si intrecciano e sono difficilmente separabili, come ben dichiara questo hadith di ‘Âisha, la quale interrogata da alcuni su quale fosse il carattere del Profeta, rispose: «Il carattere di Muhammad è il Corano».

Breve storia della sua vita
Nascita e infanzia
Il nome Muhammad significa ‘molto lodato’. Egli nacque verso il 570-71 (dC) alla Mecca. Il padre AbdAllah, apparteneva alla tribù dei Quraysh, e la sua famiglia derivava dalla stirpe di Ismail. Il padre di Muhammad, era noto per la sua purezza e le sue buone maniere. Morì mentre sua moglie era incinta, durante un viaggio d’affari a Medina. La madre Aminah bint Wahb lasciò questo mondo sulla strada di ritorno da un viaggio a Medina quando il Profeta aveva appena sei anni. Il bambino fu accolto prima dal nonno paterno e quando morì dopo due anni, dallo zio Abd al-Muttalib, commerciante agiato, padre del futuro califfo Alì. L’infanzia del Profeta, pace e benedizione su di lui, ci parla indubbiamente della realtà della sofferenza innocente tre volte privato dei familiari… La sofferenza pone un ostacolo nel rapporto con Dio, sopratutto in Occidente essa è spesso citata come una prova della sua inesistenza…. Il Profeta stesso (pbsl) dovette passarci in tanti momenti della vita e in particolare al suo nascere, dimostrando subito come essa non possa essere interpretata come assenza di Dio dalla storia, né puntualmente come castigo per i peccati degli uomini. «Fra gli uomini vi è chi dice: “Noi crediamo in Allah” ma non appena soffrono [per la causa di] Allah, considerano la persecuzione degli uomini un castigo di Allah.»(XXIX,10) Altri uomini invece fanno l’opposto, quando soffrono si avvicinano a Dio, quando stanno meglio diventano superbi e se ne allontanano: «Quando un male colpisce gli uomini, invocano il loro Signore e tornano a Lui. Quando poi li gratifica con una misericordia che proviene da Lui, alcuni di loro Gli attribuiscono consoci,così da rinnegare quello che abbiamo dato loro. Godete dunque, presto saprete! Abbiamo forse fatto scendere su di loro un’autorità che dia loro ragione di ciò che Gli associano?Quando gratifichiamo gli uomini di una misericordia, se ne rallegrano. Se poi li coglie una disgrazia per ciò che le loro mani hanno perpetrato, ecco che se ne disperano. Non hanno visto che Allah dona con larghezza a chi vuole e lesina anche? Questi sono segni per coloro che credono.» (XXX,33-37) Altri ancora la sopravvalutano, ne fanno l’unica porta di salvezza, tentazione molto presente nel cristianesimo, mentre gli atti meritori sono legati anche al saper vivere la gioia e l’abbondanza, la salvezza giunge a noi, secondo le parole del Corano e l’esempio profetico, nell’abbandonarci a Dio nel bene e nel male, ogni situazione reca la possibilità di avanzare o retrocedere nella fede: «Ogni anima gusterà la morte. Vi sottoporremo alla tentazione con il male e con il bene e poi a Noi sarete ricondotti.» (XXI, 35) Si tramanda da Sa‘d ben Abî Waqqâs che l’Inviato di Dio (pbsl) disse: «Non elargirai alcunché per desiderio del Volto di Dio senza venirne ricompensato, perfino il boccone che poni in bocca a tua moglie.» Dalla storia dell’infanzia del Profeta, pace e benedizione su di lui, emerge anche l’importanza della solidarietà familiare che è la forma primaria di solidarietà.

La giovinezza: Al-Amin e il patto
Il profeta Muhammad (pbsl) visse fra la sua gente, lavorando fino all’età di 40 anni quando ebbe inizio la rivelazione. Potremmo definirlo un hanif, un uomo sincero… Il termine hanifiyyah designa la caratteristica di coloro che «inclinano» «tendono» verso Dio. Viveva a Mecca dove si ergeva la casa di Dio costruita da Abramo ed Ismaele, ma gli arabi ormai, avevano alterato la religione di Dio, il puro monoteismo di Abramo era stato trasformato in un culto idolatrico, nella casa di Dio, infatti, si trovavano circa trecentosessanta idoli, adorati dalle varie tribù. Gli arabi sapevano del esistenza di Dio e della sua potenza, ma pensavano che fosse cosi trascendente che non avrebbero potuto raggiungerlo se non per mezzo di intercessori, alcune divinità erano chiamate figlie di Dio. Il Corano però condannò questo loro ragionamento: «Coloro che si prendono padroni all’infuori di Lui (si giustificano dicendo): “Li adoriamo solo perché ci avvicinano a Dio”. Giudicherà tra loro Dio, in merito alle loro divergenze. Dio non guida chi è bugiardo, ingrato.» (XXXIX,3 E Dio Altissimo con tenerezza spiegò ai suoi servi che Egli non è lontano da loro: «Quando i Miei servi ti chiedono di Me, ebbene Io sono vicino! Rispondo all’appello di chi Mi chiama quando Mi invoca.» ( II,186)
E’ interessante notare l’atteggiamento di Muhammad, pace e benedizione su di lui, in questo tempo che è riassunto nel soprannome che la sua gente gli aveva dato e cioè “Al-Amin”, colui che è fedele, sincero, uomo di cui si può aver fiducia. Ciò è ricco di insegnamenti per la vita in una società multiculturale: il rispetto si ha quando si è ‘persone perbene’, la lealtà è la base del rapporto con gli altri. Ci sono dei patti che si possono fare con i politeisti, che tradotti con termini moderni sono quelli che non credono in niente. Si può collaborare insieme su valori comuni, come la promozione della giustizia e del bene comune. Bellissimo esempio di questo lavoro comune con le altre componenti sociali è il patto di Hilf al Fudul concluso con i politeisti della Mecca per soccorrere coloro che erano oppressi ingiustamente da certuni prepotenti delle tribù di allora.

Mecca: inizio della rivelazione e Khadîjia
Autentica creatura umana, l’ispirazione giunge e fa di lui un profeta, trasmettitore del Verbo divino, rievochiamo l’inizio della rivelazione come ci è raccontata da ‘Âisha, madre dei credenti, in un hadith tratto dal Sahîh di Al-Bukhârî:
«La prima cosa che l’Inviato di Dio (pbsl) ricevette dell’ispirazione fu la visione buona durante il sonno: e non aveva visioni che non fossero [chiare] come l’aprirsi dell’alba. Poi fu fatto sì che amasse la solitudine. Prese a ritirarsi nella grotta di Hirâ’, dove si dedicava all’ascesi (yatahannath), cioè all’adorazione, per molte notti di fila, prima di andare dalla sua famiglia a far provviste; quindi tornava da Khadîjia a rifornirsi per un nuovo periodo. Questo sino a quando gli giunse la Verità, mentre era nella grotta di Hirâ’. Venne da lui l’angelo, e gli disse: ‘Leggi!’ (iqra’), ‘Non so leggere’, rispose.” “Allora,” racconta [il Profeta], “mi prese e mi strinse (gatta-nî), sino a sfinirmi. Poi mi lasciò andare, dicendomi ‘Leggi!’ Risposi: ‘Non so leggere!’ Mi prese e mi strinse una seconda volta, sino a sfinirmi. Quindi mi lasciò andare, dicendomi: ‘Leggi!’ Di nuovo risposi: ‘Non so leggere!’ Per la terza volta mi prese e mi strinse, poi mi lasciò andare, dicendo: «Leggi in Nome del tuo Signore, che ha creato; ha creato l’uomo da un grumo di sangue. Leggi, ché il tuo Signore è il più Nobile» (XCVI, 1-3).” “L’Inviato di Dio,” [continua la narrazione di ‘Â’iša,] “fece ritorno con l’ispirazione ricevuta, il cuore trepidante. Entrò da[lla moglie] Khadîjia bint Khuwaylid, e disse: ‘Avvolgetemi, avvolgetemi!’ Lo avvolsero, fino a quando lo spavento non l’ebbe abbandonato. Si rivolse a Khadîjia e, raccontatole quanto accaduto, le disse: ‘Ho temuto per me stesso!’ Lei rispose: ‘Per Dio, no! Mai e poi mai Dio ti avvilirà! Tu mantieni i legami di parentela, prendi su di te i fardelli, fai ottenere l’indigente, accogli l’ospite, e [in generale] dai il tuo aiuto all’accadere delle vicissitudini che vengono nel Vero!’ Quindi Khadîgia uscì con lui, e lo portò da Waraqa ben Nawfal ben Asad ben ‘Abdi l-‘Uzzâ, figlio di suo zio paterno, che prima dell’Islam era divenuto cristiano. Waraqa conosceva la scrittura ebraica, nella quale aveva trascritto del Vangelo ciò che Dio aveva voluto che trascrivesse; era molto vecchio, ed era divenuto cieco. Khadîjia gli disse: ‘Oh cugino, ascolta questo figlio di tuo fratello.’ Waraqa gli disse: ‘Nipote mio, cos’è che vedi?’ L’Inviato di Dio lo mise al corrente di ciò che aveva visto, e Waraqa gli disse: ‘Si tratta dell’Intimo Confidente (an-nâmûs), lo stesso che Dio fece scendere su Mosè. Oh se fossi giovane! Oh se fossi vivo quando il tuo popolo ti caccerà!’ L’Inviato di Dio disse: ‘Mi cacceranno dunque?’ Waraqa rispose: ‘Sì. Mai nessun uomo ha portato quello che porti tu, senza essere oggetto di ostilità. Se arriverò a quel giorno, ti aiuterò con tutte le mie forze.’ Dopo di allora non passò molto tempo che Waraqa morì, e l’ispirazione s’interruppe.’ »

Il racconto della prima rivelazione al Profeta (pbsl) pone in primo piano la figura di Khadîjia, la prima che credette nella sua missione, colei che con l’elasticità e la sapienza del suo essere femminile, seppe distinguere la verità dell’azione di Dio… Non ebbe bisogno Khadîjia di libri e di calcoli, lo amava e aveva fiducia in lui, pensò al comportamento del suo sposo e da lì dedusse che quella doveva essere qualcosa che proveniva dall’Altissimo. Dopo un’interruzione che permise al profeta di desiderare ulteriori rivelazioni, l’ispirazione riprende e si fa ininterrotta: «Mentre camminavo, sentii una voce dal cielo; alzai lo sguardo, ed ecco l’angelo che era venuto da me nella grotta di Hirâ’, seduto su di un trono fra il cielo e la terra. Mi prese lo spavento, e tornai a casa dicendo: ‘Avvolgetemi!’ Dio allora fece discendere i versetti in cui è detto: “Oh tu che sei avvolto nel mantello! Alzati e ammonisci”, fino alle parole “e da ciò che è impuro allontanati!”; dopodiché l’ispirazione si accese, e si fece ininterrotta.» Anche circa le modalità in cui avveniva l’ispirazione abbiamo molti dati, grazie agli hadith. “Si tramanda da ‘Âisha, madre dei credenti, Dio ne sia soddisfatto, che Al-Hârith ben Hišâm chiese all’Inviato di Dio (pace e benedizione su di lui): «Inviato di Dio, come ti giunge l’ispirazione?” L’Inviato di Dio rispose: “A volte mi giunge come il tintinnio di una campanella, ed è la [modalità che mi risulta] più dura; quando poi si stacca da me, rimango con la consapevolezza di quello che ha detto. Altre volte invece mi si presenta (yatamaththalu) l’angelo in forma d’uomo, mi parla ed io comprendo ciò che dice.” ‘Âisha disse: “L’ho visto quando l’ispirazione scendeva su di lui, in giorni di freddo intenso, per poi staccarsi da lui. La fronte gli gocciolava di sudore.”»
La rivelazione al profeta Muhammad (pbsl) si dispiega in 23 anni e viene a comporre il Testo sacro, il Corano. Mentre per i precedenti testi religiosi abbiamo una lunga tradizione orale e una molteplicità di autori, il Corano, viene rivelato dunque ad una sola persona, appreso subito a memoria dai compagni e fissato definitivamente nell’anno seguente la morte del Profeta (pbsl) .Dio stesso, oltre le garanzie che possono venire dalle modalità di rivelazione e fissazione, garantisce della sua inerranza: «Noi abbiamo fatto scendere il Monito, e Noi ne siamo i custodi (aljigr ).» (XV,9)

La prima uscita in pubblico dopo le prime rivelazioni avvenne su suggerimento di ‘Umar, convertito da pochi giorni che disse al Profeta, pace e benedizione su di lui: “Siamo sulla retta via? Se ci uccidono entriamo in Paradiso, perché nascondersi allora? Per colui chi ti ha mandato con la verità usciremo in pubblico.” Uscirono, dunque, davanti ai meccani che vedendo ‘Umar e lo zio del profeta Hamza, due persone che avevano una certa reputazione, non reagirono. Questa comparsa pubblica dunque si svolse senza problemi. Poco tempo dopo, però iniziarono le persecuzioni. La reazione dei meccani fu così violenta e sanguinosa perché il culto dell’unico Dio era per loro una seria minaccia alla prosperità economica di cui godevano, ospitando a Mecca i simulacri degli idoli pagani di tutta la penisola arabica. Ciò nonostante, il numero dei fedeli cresceva, i capi della Mecca si recarono allora da Abû Talib, zio del Profeta, pagano ma difensore del nipote. Proposero al Profeta ricchezza e autorità in cambio di smettere di diffondere la nuova religione. La sua risposta fu molto chiara e decisa: «Giuro in nome di Dio, che anche se ponessero il sole nella mia mano destra e la luna nella mia mano sinistra, per indurmi ad abbandonare questa strada io non l’abbandonerei prima che Egli l’abbia resa vittoriosa, o che io sia morto per essa.»

Tra i musulmani chi apparteneva ad un clan forte poteva stare relativamente tranquillo. I più poveri, invece, erano sottoposti a tutti tipi di tormenti, per cui il Profeta consigliò loro di emigrare in Abissinia, allora governata dal Negus, re giusto di religione cristiana. Questa fu la prima emigrazione. Poco dopo la loro partenza fu inviata una spedizione meccana per “riportarli a casa”. L’emissario dei qurayshiti accusò i musulmani di aver abbracciato una religione strana che offendeva gli Dei. Jafàr allora, spiegò al re il contenuto della sua religione e gli recitò alcuni versetti della sura di Maria: «Ricorda Maria nel Libro, quando si allontanò dalla sua famiglia, in un luogo ad oriente. Tese una cortina tra sé e gli altri. Le inviammo il Nostro Spirito che assunse le sembianze di un uomo perfetto. Disse [Maria]: “Mi rifugio contro di te presso il Compassionevole, se sei [di Lui] timorato!”. Rispose: “Non sono altro che un messaggero del tuo Signore, per darti un figlio puro”. Disse: “Come potrei avere un figlio, ché mai un uomo mi ha toccata e non sono certo una libertina?”. Rispose: “È così. Il tuo Signore ha detto: « Ciò è facile per Me… Faremo di lui un segno per le genti e una misericordia da parte Nostra. È cosa stabilita.» (XIX,16) Il Negus e i suoi dignitari piansero udendo la recitazione, quindi egli si rivolse ai meccani, dicendo loro: “Andate in pace, per Dio, non ve li consegnerò mai.”

Nel decimo anno della missione profetica, Muhammad (pbsl) perse lo zio e la moglie Khadîjia che erano il suo sostegno, i meccani allora ne approfittarono per cercare di eliminarlo fisicamente. Il Profeta si recò dapprima presso la tribù di Tàif per chiamarli all’islam e chiedere sostegno. Purtroppo, la risposta fu negativa ed egli venne cacciato; ferito e invaso dalla tristezza, ricevette conforto dal cielo, l’angelo Gabriele gli disse: «O Muhammad! Iddio Altissimo ha sentito il discorso che ti ha rivolto il tuo popolo, e ti ha mandato l’angelo delle montagne perché gli ordini di fare di loro ciò che vuoi” L’angelo soggiunse: “Se vuoi farò precipitare su di loro le due montagne” Muhammad(pbsl) rispose: “No, spero che Dio faccia uscire dai loro lombi chi adori Dio senza associargli alcunché.”» Il Profeta tornò a Mecca sotto la protezione di un pagano. Piano, piano alcune persone della città di Medina si convertirono all’islam. Questi nuovi discepoli incontrati nel pellegrinaggio a Mecca, tornarono a Medina molto entusiasti e decisi a diffondere il nuovo messaggio. Ci riuscirono e l’anno dopo, almeno ottanta persone musulmane si recarono alla Mecca per promettere al Profeta il loro sostegno incondizionato. Nel tredicesimo anno dall’inizio della rivelazione i musulmani iniziarono l’emigrazione a Medina. I meccani avevano organizzato una cospirazione per estirpare definitivamente l’islam: ogni clan doveva designare un giovane forte e fidato e poi insieme dovevano colpire Muhammad mortalmente, in modo che il clan del Profeta non avrebbe potuto far fronte a tutta la tribù. Circondarono dunque la casa del Profeta (pbsl) aspettando che uscisse per la preghiera dell’alba pronti a colpirlo. Con l’aiuto di Dio il Profeta uscì da casa inosservato, si diresse verso la casa del suo amico Abû Bakr per annunciargli che fosse giunto il momento dell’emigrazione a Medina, momento che marca l’inizio del calendario islamico. Al retro della casa di Abû Bakr , c’erano due cammelli già sellati. Montarono in sella e invece di dirigersi verso Medina, imboccarono la strada opposta verso sud e si rifugiarono nella caverna di Taur, dove rimasero per alcuni giorni. Al terzo giorno i meccani giunsero fino alla caverna, e Abû Bakr ne fu spaventato, ma il Profeta lo rassicurò sulla vicinanza di Dio, episodio riportato nel Corano, con le parole: «Se voi non lo aiutate, Dio lo ha già soccorso il giorno in cui i miscredenti l’avevano bandito, lui, il secondo di due, quando erano nella caverna e diceva al suo compagno: “Non ti affliggere, Dio è con noi”. Poi, Dio fece scendere su di lui la Sua pace, lo sostenne con truppe che voi non vedeste, e rese infima la parola dei miscredenti, mentre la Parola di Dio è la più alta. Dio è eccelso, saggio.» (IX,40)

Periodo di Medina, moschea, problema dell’ unità dei credenti
Dopo tredici anni di persecuzioni sopportate con tanta pazienza, minacciato di morte, senza più protezioni, dunque il Profeta compì l’Egira a Medina. Era il 24 settembre dell’anno 622d.c. Fu un pomeriggio di grande gioia per i fedeli. Ognuno di loro invitò il Messaggero a fermarsi alla propria casa. Per non deludere nessuno, egli lasciò andare la cammella finché non si fermò in un posto dove sarebbe costruita la moschea, e le stanzette della sua casa e dove sarebbe sepolto undici anni dopo. La costruzione di una moschea fu il primo atto compiuto dal Profeta a Medina, ciò ci insegna come l’unità della comunità dei musulmani si cementa proprio a partire dalla fede e dalla preghiera in comune, là nella salat e davanti a Dio spariscono le distinzioni fra le persone. I nomi stessi che in arabo designano la moschea, ci dicono la sua realtà. Il significato etimologico della parola araba masjid, resa in spagnolo con mezquita, e quindi nelle diverse lingue europee con ‘moschea ‘, deriva dalla radice araba s-j-d che significa prosternarsi e, quindi, può essere tradotta con “luogo di prosternazione”, il luogo cioè in cui musulmani e musulmane, compiendo la salat, si inchinano fino a terra per pregare Dio. Il significato primario di moschea è quindi quello legato alla preghiera, come afferma chiaramente anche un versetto coranico: «Le moschee appartengono ad Allah: non invocate nessuno insieme con Lui.» (LXXII,18) Oltre a masjid esiste nella tradizione islamica un altro termine per indicare la moschea è jamah’a, il più diffuso nel mondo arabo-islamico e deriva dalla radice trilittera j-m-a che significa radunare. Questo termine è vicino a quello di ekklesia e synagogè, parole che indicano, infatti, una riunione di credenti. Dopo la costruzione della moschea, la seconda importante azione intrapresa dal Profeta (pbsl) fu la fraternizzazione dei Muhajirin (Emigrati di Mecca) con gli Ansar (Ausiliari di Medina), in base ai legami di fratellanza Islamica. Fra i suoi primi insegnamenti a Medina: «O gente diamoci l’un l’altro un augurio di pace; date cibo agli affamati, onorate i legami di parentela, pregate nelle ore in cui gli uomini dormono, così potrete entrare in pace nel paradiso.»

Là viene edificata la prima comunità musulmana che si doterà di una Costituzione vera e propria, approvata da tutta la popolazione di Medina. Il Profeta, pace e benedizione su di lui, concluse un trattato anche con gli ebrei, nel quale si legge “…Gli ebrei che ci seguono godranno dello stesso appoggio e degli stessi soccorsi. Non devono patire ingiustizie né si devono soccorrere nemici contro di loro …”.
Bisogna notare come l’islam si edificò dall’inizio con la cooperazione tra istanze culturali diverse (arabi, persiani, africani, ecc.), L’esperienza profetica ci ricorda che quando queste usanze diverse non contraddicevano o non riguardavano direttamente una prescrizione religiosa, il Profeta le accoglieva. Lo vediamo in tante situazioni in cui si andava a toccare i costumi, la relazione tra gli individui, le modalità di espressione in pubblico, il rispetto del gusto degli Ansâr per l’arte e il canto o, ancora, nei confronti del ruolo della donna nella società (molto più presente a Medina di quanto non lo fosse alla Mecca). ‘Âisha riferì anche: « Accompagnammo una donna al suo matrimonio con un uomo degli Ansar. Il Profeta disse:  » »Âisha non avete alcun intrattenimento? Agli Ansâr piace l’intrattenimento. » Veramente universale, il messaggio religioso non deve soltanto integrare la diversità dei costumi, ma anche stabilire un corpus di principi a partire dai quali è possibile riformare dei comportamenti ritenuti culturalmente normali (o accettati perché naturali e diffusi) e che devono tuttavia essere sottoposti a un’adeguata valutazione etica. Con la creazione della comunità di Medina si rafforzò l’intenzione dei miscredenti di distruggere la città islamica. Arrivarono brutte notizie da Mecca: tutti i beni dei musulmani erano stati confiscati. Fino a quel momento i musulmani non avevano mai reagito di fronte alle provocazioni, ora Dio diede loro l’autorizzazione di difendersi: «A coloro che sono stati aggrediti è data l’autorizzazione (di difendersi), perché certamente sono stati oppressi e, in verità, Dio ha la potenza di soccorrerli. a coloro che senza colpa sono stati scacciati dalle loro case, solo perché dicevano: “Dio è il nostro Signore”. Se Dio non respingesse gli uni per mezzo degli altri, sarebbero ora distrutti monasteri e chiese, sinagoghe e moschee nei quali il Nome di Dio è spesso menzionato. Dio verrà in aiuto di coloro che sostengono [la Sua religione]. In verità, Dio è forte e possente.» (XXII,38) I musulmani decisero di confiscare una carovana meccana di ritorno dalla Siria per recuperare parte dei loro beni. L’azione fallì perché l’esercito meccano che venne a soccorso della carovana era tre volte superiore a quello musulmano. Il Profeta (pbsl) si rivolse a Dio implorandolo e chiedendo il suo aiuto. La sua preghiera fu esaudita e i credenti vinsero la successiva battaglia di Badr: «Dio già vi soccorse a Badr, mentre eravate deboli. Temete Dio!Forse sarete riconoscenti ! Quando dicevi ai credenti:  » Non vi basta che il vostro Signore faccia scendere in vostro aiuto tremila angeli. Anzi, se sarete pazienti e pii, quando i nemici verranno contro di voi, il vostro Signore vi manderà l’ausilio di cinquemila angeli guerrieri . E Dio non ne fece altro che un annuncio di gioia per voi, affinché i vostri cuori si rassicurassero, poiché la vittoria non viene che da Dio, l’Eccelso, il Saggio.» (III,123)

Un anno dopo i meccani, con un esercito di tremila uomini armati si diressero verso Medina per vendicarsi. L ’esercito musulmano contava settecento persone. Quando le forze della Mecca sembravano quasi sbaragliate, gli arcieri che assicuravano la retroguardia musulmana lasciarono – disobbedendo all’ordine del profeta- il loro posto scoperto, così Khaled – che dopo abbraccerà l’islam- con duecento cavalieri penetrò nella difesa e sconfisse i musulmani. Due anni dopo, Medina fu sottoposta al più grande pericolo della sua storia; i pagani si allearono con tante tribù da formare un esercito di circa diecimila uomini che si diresse a Medina per dare il colpo di grazia alla comunità islamica. L’esercito medinese non poteva in nessun modo far fronte, ma un giovane persiano, Salman, consigliò al Profeta (pbsl) di far circondare il lato scoperto della città da un fossato. Gli invasori si accamparono intorno a Medina per molti giorni impossibilitati a superare il fossato. Piegati dalla fame, dal vento, dallo sconforto alla fine tornarono indietro sconfitti. Anche questo episodio è ricordato nel Corano: «O credenti, ricordatevi dei favori che Dio vi ha concesso, quando vi investirono gli armati. Contro di loro mandammo un uragano e schiere che non vedeste. Dio vede perfettamente quello che fate.»

L’ anno seguente il Profeta decise di compiere il pellegrinaggio minore (‘umra) a Mecca. I meccani erano davanti a un problema grave, perché impedire ad un migliaio di pellegrini di avvicinarsi alla casa di Dio significava violare le loro tradizioni, ma consentirlo significava legittimare la nuova religione. Fu stipulato allora con il Profeta un patto in cui entrambe le parti promisero di deporre le armi per dieci anni e i musulmani rinunciarono a compiere il pellegrinaggio per quell’ anno. In questo periodo di tregua tante tribù entrarono nell’islam e il Profeta (pbsl) mandò messaggi ai re e imperatori per chiamarli all’islam.
Nell’ottavo anno dall’emigrazione a Medina, i meccani ruppero il patto aggredendo una tribù alleata dei musulmani. Il Profeta (pbsl) reagì e arrivò a conquistare Mecca quasi senza resistenza, purificò il recinto sacro dai simulacri recitando: «È giunta la verità, la falsità è svanita. Invero la falsità è destinata a svanire», fece poi radunare i meccani e disse loro: “Che cosa devo fare di voi?” sopraffati Risposero: “Sei un nobile e generoso fratello, figlio di un nobile e generoso fratello, sta a te decidere. Egli rispose loro: “Andate siete liberi…” Ormai non ci sarebbe stato più spazio per l’arroganza; la rivelazione islamica afferma l’uguaglianza di tutti gli esseri umani davanti a Dio, bianco, nero, ricco e povero, tutti discendono da Adamo e Adamo fu creato dalla terra. Dopo aver portato a compimento la sua missione, il Profeta (pbsl) si ammalò. Nel marzo dell’anno 632 Muhammad (pbsl)rese la sua anima al suo signore tra le braccia di sua moglie  »Âisha dopo aver trascorso gli ultimi giorni istruendo i musulmani e praticando azioni di pietà… Quando la folla seppe della morte del Profeta, si alzarono i lamenti. «Allora Omar corse alla moschea con la spada sguainata e grido’: “A chiunque creda che l’inviato di Dio è morto gli taglierò la testa. Muhammad non è morto, è andato da Dio come Mosè per tornare ben presto presso la sua comunità e guidarla fino al giorno del Giudizio”, e poi, rivolto ad Alì: “ Alì, questi ipocriti pretendono che il Profeta sia morto”. Alì non rispose, ma prese la parola Abu Bakr e disse: “Non parlare in questo modo, Omar, perché sta scritto: “Certo, tu dovrai morire, ed essi pure dovranno morire”(XXXIX,31).O popolo, chiunque tra voi adorava Muhammad sappia che questi è morto, ma chiunque tra voi adora Dio sappia che Dio è vivo e non muore mai!”»

Cosi’ si chiudeva la vita terrena dell’ultimo profeta di Dio, egli morì come aveva vissuto, nella fede nell’Unico e nell’amore umano. Le fonti infatti raccontano di come sentendo vicina la fine chiese il permesso di stare nella casa di  »Âisha e sul suo petto esalò l’ultimo respiro. Amore per Dio e amore per gli umani avevano contrassegnato la sua vita, e tra gli umani un posto speciale per le donne… Come l’inizio della rivelazione è contrassegnata dalla figura di Khadîjia, che lo rassicura e lo conferma, così la morte lo accoglie nel grembo di ‘Âisha, che fino all’ultimo lo circonda del suo amore e della sua fede. Nessuna morte meglio di questa, raccontata dalla tradizione islamica, può adattarsi all’ uomo che visse con tanta pienezza i ritmi e le stagioni della vita quotidiana nella fede assoluta verso l’Altissimo. «O Profeta, ti abbiamo mandato come testimone, nunzio e ammonitore, che chiama ad Allah, con il Suo permesso; e come lampada che illumina.» (XXXIII)

Cosa hanno detto alcuni intellettuali sul profeta Muhammad (pbsl)
In America è stato pubblicato un libro dal titolo “I Cento più Grandi della Storia”. L’autore, è Michael H. Hart, storico, matematico e astronomo, che ha analizzato la storia per individuare quali fossero gli uomini che hanno influenzato maggiormente l’umanità. Nel suo libro indica i cento uomini più influenti, tra cui Asoka, Aristotele, Buddha, Confucio, Platone e Zoroastro,Gesù, Newton.., e ha messo il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, a capo della lista, spiegando così i motivi della sua scelta :
“La mia scelta di porre Muhammad, pace e benedizione su di lui, a capo della lista delle persone più influenti del mondo potrà stupire dei lettori ed essere discussa da altri, ma egli è stato il solo uomo della storia che abbia ottenuto il massimo successo sia sul piano religioso che su quello secolare.”

Così l’intellettuale francese Lamartine disse di lui:
“Se la grandezza dei propositi, l’esiguità dei mezzi ed i risultati stupefacenti sono i tre criteri di valutazione del genius umano, chi potrebbe osare paragonare qualunque grande personaggio della storia moderna con Muhammad (pbsl)? Gli uomini più famosi hanno creato soltanto armi, leggi ed imperi. Semmai essi hanno fondato qualcosa, questo qualcosa non è nient’altro che potere materiale, spesso crollato davanti ai loro occhi. Quest’uomo, Muhammad (pbsl), non solo ha mosso armate, legislazioni, imperi, popoli e dinastie, ma milioni di uomini, un terzo del mondo allora abitato; inoltre, ha mosso gli altari, le divinità, le religioni, le idee, le credenze e le anime… La sua fiducia nella vittoria, la sua ambizione non era interamente consacrata all’idea di ottenere un impero; le sue infinite preghiere, le sue conversazioni mistiche con Dio, la sua morte ed il suo trionfo dopo la morte attestano che non si tratta di un impostore, ma di una ferma convinzione che gli ha dato il potere per restaurare un dogma. Questo dogma aveva due aspetti principali, l’unicità di Dio e l’immaterialità di Dio. Il primo indica cosa Dio è ed il secondo, cosa Dio non è; l’uno abbatte i falsi dèi con la spada, l’altro avvia un’idea con le parole… Filosofo, oratore, apostolo, legislatore, guerriero, conquistatore di idee, restauratore di credo, di un culto senza immagini; il fondatore di venti imperi terrestri e di un impero spirituale, questo è Muhammad. Considerando gli standard con cui valutare la grandezza umana è lecito chiedere:  » vi è forse alcun uomo più grande di lui ?” (Lamartine, Histoire de Turquie, Parigi 1854 Vol. II, il pp. 276-277)

“La sua prontezza nel subire le persecuzioni per le sue credenze, l’alto carattere morale degli uomini che hanno creduto in lui e lo hanno considerato una loro guida e la grandezza del suo successo finale, tutto dimostra la sua fondamentale integrità. Supporre Muhammad un impostore pone più problemi di risolverne. Inoltre, nessuno delle grandi figure della storia è poco apprezzato in occidente, così come Muhammad ». (W. Montgomery, Mohammad at Mecca, Oxford, 1953, p. 52)

“L’ho studiato – questo splendido uomo – e sono dell’opinione che anziché essere un anticristo deve essere chiamato il salvatore dell’umanità” (George Bernard Shaw)

“A quattro anni dalla morte di Giustiniano nel 569 a Mecca, in Arabia Saudita, nacque l’uomo che più di ogni altro influenzò la razza umana… Muhammad.” (John William Draper :Una storia dello sviluppo intellettuale europeo.Londra1875)

E infine la testimonianza di una delle grandi figure del Novecento, il Mahatma Gandhi, che parlando del carattere di Muhammad (pace e benedizione su di lui) disse nella ‘Giovane India’: “Ho voluto saperne di più su colui che detiene oggi l’indiscussa influenza sui cuori di milioni di persone…..E sono convinto che non fu la spada a conquistare un posto per l’Islam nella vita di allora. Era la rigorosa semplicità, la modestia assoluta del Profeta, lo scrupoloso rispetto per le sue promesse, la sua devozione intensa per i suoi compagni e i membri della sua comunità, il suo coraggio, l’assenza di paura, la sua fiducia assoluta in Dio e nella propria missione. Queste cose e non la spada hanno loro aperto le porte ed hanno loro permesso di superare ogni ostacolo. Quando ho chiuso il secondo volume (della biografia del Profeta), ero dispiaciuto che non ci fosse altro da leggere sulla vita di questo grande uomo.”

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