La Morte

morteIl tempo dell’uomo e delle scelte nisce, non è possibile all’essere umano pensare alla vita, ai suoi signicati, senza pensare alla morte. Essa è una realtà avvolta nel mistero, tanto più dicile da comprendere, quanto più si è alla ricerca del  benessere, lontani dalla dimensione spirituale. Il Corano testimonia questa dicoltà della mente umana in molti versetti: Dicono:  Non c’è che questa vita terrena: viviamo e moriamo; quello che ci uccide è il tempo che passa. Invece non possiedono nessuna scienza, non fanno altro che illazioni. Quando vengono recitati a loro i Nostri versetti espliciti, non hanno altro argomento eccetto:  Fate risorgere i nostri avi, se siete sinceri . (LXV,24-25) Dio nel Corano invita a guardare i segni della potenza creatrice di Dio nel creato in cui morte e rinascita si succedono: Considera le tracce della misericordia di Allah, come Egli ridà la vita ad una terra, dopo che era morta. Egli è Colui che fa rivivere i morti. Egli è onnipotente. (XXX,50) e a pensare alla propria creazione, al proprio inizio: . . . Non vede l’uomo che lo abbiamo creato da una goccia di sperma? Ed eccolo in spudorata polemica. Ci propone un luogo comune e, dimentico della sua reazione, [dice] : Chi ridarà la vita ad ossa polverizzate? Di’: Colui che le ha create la prima volta ridarà loro la vita. Egli conosce perfettamente ogni creazione.(XXXVI,77-80) Il credente ha consapevolezza che i suoi giorni sono contati e che l’ appuntamento con essa è immancabile : Ogni anima gusterà la morte (XXIX,57) E l’atteggiamento che si ha verso di essa, dice la nostra fede in Dio: Chi ama l’incontro conDio, Dio amerà il suo incontro, e chi odia l’incontro con Dio, Dio odierà il suo incontro. Sua moglie ‘Âisha disse: Profeta di Dio! Tutti noi temiamo la morte, ed egli rispose: Non è quello, il fedele quando gli viene annunciata la buona novella della soddisfazione del suo Signore, e del Paradiso che lo aspetta amerà l’incontro con Dio, e Dio amerà il suo incontro. Mentre l’empio quando viene informato della maledizione e dell’ira del suo Signore che lo aspetta, odierà l’incontro di Dio e Dio odierà il suo incontro. La morte come la vita viene da Dio, fa parte di un movimento che ci sovrasta, non siamo i creatori di noi stessi, per questo nella tradizione islamica, nella morte come nella vita ci si ada a Dio, e se è logico provare dolore per la dipartita dei propri cari o angoscia davanti

ad un passaggio così radicale, siamo invitati ancora una volta ad adarci a Lui, che è il centro del mondo. L’Inviato di Dio entrò da suo glio Ibrahim che già stava arontando la morte; e gli occhi dell’inviato di Dio presero a versare lacrime; ‘Abd al-Rahman ben ‘Awf intervenne: Anche tu, Inviato di Dio?!; Figlio di ‘Awf, questa è compassione. Riprese a piangere un’altra volta e disse: L’occhio versa lacrime, e il cuore è aitto, ma non diciamo che ciò che soddisfa il nostro Signore. E noi, Ibrahim, siamo aitti per la tua separazione.  Ancora il Profeta (pbsl) disse: Quando muore il glio di un servo, Iddio Altissimo dice ai suoi Angeli: Avete ghermito il glio del Mio servo?; ed essi rispondono: Sì; Avete ghermito il frutto delle sue viscere?; Sì, rispondono; ed Egli chiede: E che cosa ha detto il Mio servo?; Pronuncia le Tue lodi e la formula del ritorno a Te, rispondono. E allora Iddio Altissimo dice: Edicate al Mio servo una casa in Paradiso, e chiamatela ‘la Casa della Lode’. Il Profeta (pace e benedizione su di lui) invitava a ricordare la morte e a prepararsi ad essa con le buone azioni, per non trovarsi impreparati di fronte ad essa: Quando poi si presenta la morte a uno di loro, egli dice: Mio Signore! Fatemi ritornare! Che io possa fare il bene che ho omesso. No! Non è altro che la [vana] parola che [egli] pronuncia e dietro di loro sarà eretta una barriera no al Giorno della Resurrezione. (XXIII,29). Ibn ‘Umar riporta: Andai insieme con nove persone, tutte entrate nell’Islam, dal Messaggero di Âllâh. Uno degli Ansâr si svegliò e disse:  Oh Messaggero di Âllâh, chi tra questa gente è il più sagace e prudente? Egli rispose: Colui il quale è attento alla morte e si prepara ad arontarla. Questi sono i più saggi tra la gente e saranno onorati in questo mondo e riceveranno una lauta ricompensa nell’Altro. Ibn ‘Umar riporta che il Messaggero di Allah(pbsl) disse anche: Dovete tenere a mente la realtà che mette ne alle gioie e ai piaceri mondani, cioè la morte. (At-Tabarânî) La maggior parte degli esseri umani è dimentica di questo incontro ineluttabile, perciò per ravvivarne il ricordo è consigliato visitare il morente, andare nei cimiteri, e negli ospedali. Il profeta (pbsl) insegna : Approttate di cinque cose che vengono prima di altre cinque:Approttate della giovinezza prima della vecchiaia, della vostra salute prima della vostra malattia, della vostra ricchezza prima della vostra povertà, del vostro tempo libero prima dell’occupazione, della vostra vita prima della vostra morte. Il ricordo della morte, inoltre, aiuta il fedele a comportarsi equamente. Il governatore ‘Umar che sempre menzionava la morte, fu un Emiro giusto e caritatevole. Un vecchio amico entrò da lui e si stupì del suo volto pallido e dei vestiti trasandati e gli disse: O Emiro che ti è successo, eri il più bello ed elegante di tutto il paese, adesso che sei a capo dei musulmani sei in questo stato? Gli rispose: Se mi vedessi dopo tre giorni dalla mia sepoltura quando i miei occhi cadranno e le mie guance si consumeranno e i vermi abiteranno la mia pancia, saresti ancor più stupito del mio aspetto. Se la morte giunge preceduta da soerenze siche, il fedele dovrà sforzarsi di accettarle come una benedizione dell’Altissimo, poiché sono un mezzo di puricazione dei peccati commessi o – nel caso fosse stato perdonato precedentemente – un  mezzo per elevare il suo grado in Paradiso. Il profeta (pbsl) disse: Nessuno di voi desideri la morte perché sore, in quanto se è buono può darsi che possa aumentare le sue buone azioni e se è cattivo possa giungere a pentimento. Quando il fedele muore deve essere lavato, profumato, avvolto in un lenzuolo bianco. Prima della sepoltura i fedeli eseguono per lui il rito funebre; si mette la salma davanti all’imam, e dietro a quest’ultimo i fedeli recitano silenziosamente dei versetti del Corano e implorano per lui la misericordia e il perdono di Dio. In un rito funebre dove morì un bambino,il profeta di Dio fece la seguente invocazione:Oh Dio, mandalo avanti per spianare la via ai suoi due genitori. Fa di lui un motivo di ricompensa, un tesoro, un ammonimento, una riessione, un intercessore. Fa che per mezzo di lui il piatto delle loro buone azioni sia pesante sulla bilancia e riempi i loro cuori di pazienza. Due sono i termini che designano nell’arabo la morte: uno è mawt che indica specicatamente il decesso e l’altro è wafât, più usato nel dettato coranico che indica proprio l’idea del compimento di un percorso. La morte infatti conclude il percorso terreno e apre la porta dell’altra vita, molti i versetti coranici che ci parlano di essa e delle due dimore dell’aldilà, ma prima di addentrarci là parleremo di un’altra ne, che ci è rivelata nel Corano, dell’Ora, che segna la ne del mondo.

L’Ora : la ne del mondo

Dalle Fonti della tradizione islamica, capiamo che essa comprende due tappe: -L’Ora dell’annientamento del mondo e delle creature, a questo terribile evento sono dedicati tanti versetti che descrivono gli avvenimenti di quel Giorno eccone alcuni: O uomini, temete il vostro Signore. Il sisma dell’Ora sarà cosa terribile. Il Giorno in cui la vedrete, ogni nutrice dimenticherà il suo lattante e ogni femmina gravida abortirà. E vedrai ebbri gli uomini, mentre non lo saranno, ma sarà questo il tremendo castigo di Allah. (XXII,2-1) Quando sarà abbagliato lo sguardo, ed eclissata la luna, e riuniti il sole e la luna. In quel Giorno l’uomo dirà: Dove fuggire?. No, non avrà rifugio alcuno. In quel Giorno il ritorno sarà presso il tuo Signore…
-La seconda è il Giorno della Resurrezione, ovvero il giorno in cui gli esseri umani resusciteranno per comparire dinanzi ad Allah l’Altissimo, uscendo dalle tombe. La resurrezione è rinascita in una forma diversa da quelle che conosciamo: … decretato per voi la morte e non potremo essere sopravanzati nel sostituirvi con altri simili a voi e nel farvi rinascere [in forme] che ancora non conoscete . Già conoscete la prima creazione! Perché non ve ne ricordate? Non riettete su quello che coltivate: siete voi a seminare o siamo Noi i Seminatori? Certamente se volessimo ne faremmo paglia secca e allora stupireste. . .  (LVI, 67-64) Ogni comunità sarà convocata per la resa dei conti, ogni essere umano sarà giudicato in base alle sue opere, dice Dio nel Corano: In quel Giorno gli uomini usciranno in gruppi, anché siano mostrate loro le loro opere. Chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di bene lo vedrà, e chi avrà fatto [anche solo] il peso di un atomo di male lo vedrà. (XCIX,6-8) . Ma per chi vive nella fede e sforzandosi di fare il bene, viene dato un lieto annuncio:

Gli angeli scendono su coloro che dicono: Il nostro Signore è Dio, e che perseverano [sulla retta via]. [Dicono loro:] Non abbiate paura e non aiggetevi; gioite per il Giardino che vi è stato promesso. Noi siamo vostri alleati in questa vita e nell’altra, e in quella avrete ciò che l’ anime vostre desidereranno e quel che chiederanno. Questa è l’ospitalità del Perdonatore, del Misericordioso.
(XLI,30)

Il giudizio

Ogni essere umano troverà un libro – di cui non percepiamo la natura – in cui sono segnate tutte le sue opere, anche quelle che considerava insignicanti. Il libro dei devoti sarà dato loro alla mano destra in segno di congratulazioni, mentre i malvagi lo riceveranno con la mano sinistra in segno di riuto e di allontanamento. Quanto a colui che riceverà il suo libro nella mano destra, gli verrà chiesto conto con indulgenza, e lietamente ritornerà ai suoi. Quanto a colui che riceverà il suo libro da dietro le spalle, invocherà l’annientamento e brucerà nella Fiamma! (LX,XIV-7) E vi si consegnerà il Registro. Allora vedrai gli empi sconvolti, da quel che contiene. Diranno: Guai a noi! Cos’è questo Registro, che non lascia passare azione piccola o grande, senza computarla!. E vi troveranno segnato, tutto quello che avranno fatto. Il tuo Signore non farà torto ad alcuno. (XVIII,49) E ricordiamo come il tema del Giudizio nale sia comune alle altre tradizioni religiose, descritto nell’Apocalisse di Giovanni con termini molto simili a quelli del Corano: Vidi poi un grande trono bianco e Colui che sedeva su di esso. Dalla sua presenza erano scomparsi la terra e il cielo senza lasciar traccia di sé. Poi vidi i morti, grandi e piccoli, ritti davanti al trono. Furono aperti dei libri. Fu aperto anche un altro libro, quello della vita. I morti vennero giudicati in base a ciò che era scritto in quei libri, ciascuno secondo le sue opere. Il mare restituì i morti che esso custodiva e la morte e gli inferi resero i morti da loro custoditi e ciascuno venne giudicato secondo le sue opere. Poi la morte e gli inferi furono gettati nello stagno di fuoco. Questa è la seconda morte, lo stagno di fuoco. E chi non era scritto nel libro della vita fu gettato nello stagno di fuoco. . . Vidi poi un nuovo cielo e una nuova terra, perché il cielo e la terra di prima erano scomparsi e il mare non c’era più. (Apocalisse, XX-XXI) Dopo il giudizio ognuno sarà condotto nella sua dimora denitiva, Paradiso o Inferno.

Il Paradiso

La parola paradiso è probabilmente di derivazione persiana e signica originariamente un parco reale o di piacere. Nell’Antico Testamento si trova solo in un secondo momento, col termine Pardês, che è stato senza dubbio preso in prestito dal persiano… L’associazione del termine con la dimora dei nostri primi genitori non si verica nel Vecchio Testamento ebraico. . . La sua origine risale nel fatto che la parola paradeisos è stata approvata, anche se non esclusivamente, dalla  traduzione dei Settanta… Nel Nuovo Testamento la parola paradiso appare in un nuovo e più ampio signicato. Con lo sviluppo dell’ escatologia ebraica, che contraddistingue l’epoca del post-esilio, il paradiso o la parola « giardino di Dio », no ad allora principalmente associata con l’originale dimora della prima coppia di progenitori, è stata assunta per indicare la futura dimora di riposo e di felicit à, ricompensa da parte di Dio ai giusti, dopo la morte. Il termine si trova solo tre volte nel Nuovo Testamento, anche se l’idea che essa rappresenta è spesso espressa in altri termini, ad esempio In verità vi dico, in Israele non ho trovato nessuno con una fede così grande. Ora vi dico che molti verranno dall’oriente e dall’occidente e siederanno a mensa con Abramo, Isacco e Giacobbe nel regno dei cieli. . .  (Matteo 8,8-11) Anche nel Corano, il paradiso viene espresso con Jannah, (giannatun, algiannatu) che signica Giardino, termine che esprime anche una continuità di signicati con le rivelazioni precedenti, specie col NT, aggiungendo nello stesso tempo una ricchezza di particolari e specicazioni. Spesso, coloro che guardano dall’esterno alle descrizioni coraniche del Paradiso hanno l’impressione che esse siano improntate a troppa corporeità, specie in confronto alle interpretazioni correnti della teologia cristiana, che vi vede un luogo di pura contemplazione di Dio, raorzando alcuni elementi spiritualizzanti dei Vangeli, in linea con la sua ulteriore tradizione di svalutazione dell’importanza dell’elemento corporeo nell’essere umano e della inscindibile unità corpo-anima nello stesso. Il Corano, come abbiamo sottolineato altre volte, invece mantiene un grande senso di unità dell’essere umano, tanto che anche le ragurazioni dell’aldilà non vedono l’uomo liberato dal corpo, ma invece riconciliato con se stesso, con gli altri e con la terra: Giardino, Jannah, dice prima di tutto, nella nostra esperienza terrena una terra fertile, ricca di acque e alberi e frutti, in cui l’essere umano trova ristoro. Il paradiso è riconciliazione dell’uomo con la natura, in altre parole con la materia. Da qui l’origine della profusione materiale che caratterizza il Janna. ( [Ecco] la descrizione del Giardino che è stata promessa ai timorati [di Allah]: ci saranno ruscelli di un’acqua che mai sarà malsana e ruscelli di latte dal gusto inalterabile e ruscelli di un vino delizioso a bersi, e ruscelli di miele puricato. E ci saranno, per loro, ogni sorta di frutta e il perdono del loro Signore. Essi sono forse simili a coloro che rimangono in perpetuo nel Fuoco e che verranno abbeverati di un’acqua bollente che devaster à le loro viscere? (XLVII,15) La felicità sarà tale da fare dimenticare ogni angustia vissuta. Disse il profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui: All’uomo più miserabile del mondo, tra quelli destinati al Paradiso, una volta immerso nel Paradiso, sarà chiesto: Figlio di Adamo, hai mai visto la miseria? Hai mai provato le dicoltà? Così dirà: No, mio Dio, mio Signore! Non ho mai visto miseria e non ho mai provato le dicoltà. In che modo il Giardino che attende i timorati e le timorate, con tutte le sue delizie assomiglia a ciò di cui abbiamo esperienza? . . . Ci sembra che il Corano stabilisca il senso delle ragurazioni usate nei versetti che indicano una continuità, in cui ci possiamo riconoscere, ma anche una dissomiglianza e una novità perenne. . . E annuncia a coloro che credono e compiono il bene, che avranno i Giardini in cui scorrono i ruscelli. Ogni volta che sarà loro dato un frutto diranno: Già ci era stato concesso!. Ma è qualcosa di simile (mutashabih) che verrà loro dato; avranno  spose purissime e colà rimarranno in eterno. (II,25) Perché le cose di là appartengono al l’invisibile, hanno le latitudini dell’immensità, dell’abbondanza. . .

Nessuno conosce la gioia immensa che li attende, ricompensa per quello che avranno fatto. (XXXII,17) Il Profeta Muhammad, pace e benedizione su di lui, disse: In Paradiso esistono cose che gli occhi non hanno mai visto, orecchie mai udito e nessuna mente umana ha mai pensato. Un altro termine che emerge dai versetti coranici, oltre al Jannah, ed è quello di desiderio: là è il luogo dove ogni desiderio viene realizzato. Se le descrizioni del Giardino rimandano all’esperienza del mondo, quello di desiderio ci rimanda alle nostre dinamiche interiori: il desiderio è istanza tipicamente umana, che sorpassa il bisogno vero e proprio: Il profeta Muhammad disse che il più inmo abitante del Paradiso avrà dieci volte i piaceri di questo mondo, e avrà qualsiasi cosa desideri per dieci volte. L’esperienza terrena è luogo in cui il desiderio non raggiunge mai la sua realizzazione completa,  la sua estinzione  direbbero le religioni orientali: Essi si abbandonano alle congetture e a quello che aascina gli animi loro, nonostante sia giunta loro una guida del loro Signore. L’uomo otterrà forse tutto quel che desidera? (LIII,23-24) In qualche modo il desiderio è una spia dell’innitezza del destino dell’uomo, che le esperienze umane non riescono a colmare: … Abbiamo descritto il desiderio come misura dell’Innito che non può essere limitato da nessun termine e da nessuna soddisfazione. . .  (Lévinas) Per il musulmano non si tratta di estirpare qualsiasi desiderio ma di tenersi, in questa vita nei limiti ssati da Allah. Anche il Giardino non è il luogo di assenza del desiderio, anzi è il luogo in cui i desideri verranno esauditi all’innito. . . Di’: E’ forse meglio questa [Fiamma] o il Giardino perpetuo che è stato promesso ai timorati come premio e ultima destinazione? Avranno colà tutto ciò che desidereranno e perpetua dimora. Promessa che il tuo Signore manterrà. (XXV, 15-16) In quel Giorno, i compagni del Paradiso avranno gioiosa occupazione, essi e le loro spose, distesi all’ombra su alti letti. Colà avranno frutta e tutto ciò che desidereranno. E Pace sarà il saluto [rivolto loro] da un Signore misericordioso… (XXXVI,55-58)

Inferno

La rivelazione al profeta Muhammad, è quella del Dio innitamente misericordioso, ma anche severo nel castigo: [O Muhammad], annuncia ai Miei servi che, in verità, Io sono il Perdonatore, il Misericordioso, e che il Mio castigo è davvero un castigo doloroso. (XV,49-50) Nella riessione islamica l’inferno mantiene tutta la sua consistenza e serietà, moltissimi i versetti coranici che parlano di esso, diversi i nomi con cui viene indicato, ma che ruotano tutti intorno all’immagine di un luogo dominato da fuoco bruciante, violento e distruttore, una voragine, uno sprofondare giù… Guai ad ogni diamatore maldicente, che accumula ricchezze e le conta; pensa che la sua ricchezza lo renderà immortale? No, sarà certamente gettato nella Voragine. E chi mai ti farà comprendere cos’è la Voragine? [È] il Fuoco attizzato di Allah, che consuma i cuori. Invero [si chiuderà] su di loro, in estese colonne. (CIV) Il termine con cui viene indicato  perlopiù l’inferno è Jahannam, (77 volte) nome che ha radici nelle rivelazioni precedenti (gê-hinnôm biblico, Geenna), e che già nei Vangeli ha lo stesso uso di quello che ne fa la rivelazione coranica. Usato moltissime volte anche an-nâr, il fuoco, che diventa così sinonimo dell’inferno. Compaiono anche altri termini come al-jahîm (26 versetti), fornace, il cui signicato è sempre legato al fuoco, al-sa´îr in 19 versetti, amma, vampa ardente. . . al-saqar in 4 versetti, che si riferisce pure ad un calore insopportabile, alhutamah in 2 versetti, la cui radice signica distruggere, fare a pezzetti, fracassare, da cui fuoco divorante, alhâwiyah in un versetto, in cui signica baratro, abisso, cadere dall’alto, inferi, Ade, e inne ladhaa, avvampare amma, al-harîq (l’incendio), as- sijjin, (la prigione). Per questo nel Corano troviamo delle invocazioni a Dio per essere salvati dal castigo del fuoco: Allah osserva i Suoi servi che dicono: « O Signor nostro, abbiamo creduto; perdona i nostri peccati e proteggici dal castigo del Fuoco »; Questi i pazienti, i veritieri, gli uomini pii, i generosi, quelli che implorano perdono nelle ultime ore della notte. O Signore nostro, abbiamo creduto; erdona i nostri peccati e proteggici dal castigo del fuoco (III,16 -17) Il Calore è uno dei segni più grandi, monito per gli uomini, non va edulcorato, l’uomo nel suo cammino ha bisogno della paura del dolore come del desiderio del bene, entrambi sono dinamiche fondamentali dell’uomo: No, per la luna, per la notte quando volge al termine, e per l’aurora quando si mostra,[il Calore] è davvero uno dei segni più grandi, un monito per gli uomini, per chi di voi vuole avanzare [nella fede] o indietreggiare. (LXXIV) L’ inferno è realtà certa, dice Dio nel Corano, non è solo uno spauracchio: Chi si presenterà empio al suo Signore, certamente avrà l’Inferno dove non morirà, né vivrà. Chi [invece] si presenter à a Lui credente, e avrà compiuto opere buone… ecco coloro che avranno l’onore più grande, i Giardini di Eden dove scorrono i ruscelli … (XX,74-76) Allah nel Corano ci ricorda che la fede è indispensabile alla salvezza, come pure le opere buone, tutto il messaggio coranico sottolinea l’unità della fede, della preghiera e della misericordia verso chi ha bisogno: Cosa mai vi ha condotti al Calore che brucia?. (M a Salakakum F  Saqara) Risponderanno: Non eravamo tra coloro che eseguivamo l’orazione, né nutrivamo il povero, e chiacchieravamo vanamente con i chiacchieroni e tacciavamo di menzogna il Giorno del Giudizio, nché non ci pervenne la certezza.Non gioverà loro l’intercessione di intercessori. (LXXIV,42-48) Creati da Dio come specie e come individui, da Lui vegliati, amati, perdonati, guidati invitati alla gratitudine e alla ducia in Lui, e alla misericordia e giustizia verso il mondo e verso gli altri, costruiamo con le nostre scelte la nostra nafs, che a Lui ritorna per ricevere giusto compenso delle opere: . . . Colà ogni anima subirà le conseguenze di] quello che già fece. E saranno ricondotti ad Allah, il loro vero Padrone, mentre ciò che avevano inventato li abbandonerà. (X,30)

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