the-way-to-patience-and-gratitudeAuthore: Ibrahim Grabriele Lungo

Il nome completo di Ibn Qayyim era Muhammad ibn Abī Bakr ibn Ayyūb ibn Sa’d az-Zar’i ad-Dimashqī. Il suo patronimico (kunya) era Abū ‘Abdallah, ed il suo soprannome Shamsud-Dīn (Sole della Religione). Fu conosciuto come Ibn Qayyim al-Jawziya poiché suo padre era supervisore (qayyim) di una scuola chiamata “al-Jawziyya“, situata nel recinto del mercato di Damasco.

Ibn Qayyim nacque in una famiglia di Sapienti, rinomata per la sua pietà, nel 7° giorno del mese islamico di Safar dell’anno 691 dopo l’Egira (circa il 4 Febbraio 1292), nel villaggio di Izra’ nell’Haurā, vicino a Damasco. Si conosce poco della sua infanzia, se non che ricevette un’educazione islamica completa sotto la direzione, la protezione ed il sostegno di suo padre, nell’ambito della teologia, della giurisprudenza e della scienza dell’Hadīth.

Studiò sotto la direzione di grandi Sapienti, tra cui – oltre a suo padre – Shihābud-Dīn an-Nabulsī, il Qādī Taqiyyud-Dīn Sulaymān, Safiyyud-Dīn al-Hindī, Ismā’īl ibn Muhammad al-Harrānī, Fatima bint Jawhir [1] e Ibn Abī al-Fath al-Bakhilī. Elogiando Ibn Qayyim, scrisse di lui al-Hāfidh Ibn Kathīr:

«Egli acquistò una grande competenza in molti rami della conoscenza; in particolare, nelle scienze del tafsīr, dell’hadīth e degli usūl. Quando Shaykh Taqiyyud-Dīn Ibn Taymiyyah fece ritorno dall’Egitto nell’anno 712 (circa 1312), egli rimase con lui fino alla sua morte; apprese una grande quantità di sapere da lui, oltre a quella conoscenza che egli aveva già provveduto ad ottenere da se stesso. Egli divenne così un Sapiente di singolare autorevolezza in molti rami della conoscenza».

Ibn Qayyim visse e studiò per sedici anni col suo principale insegnante, l’Imām al-’Abbās Taqiyyud-Dīn Ahmad Ibn Taymiyyah (661-728 / 1263-1328). Questi lo accolse tra i suoi studenti più prossimi, ed egli ne divenne di fatto il principale discepolo e successore, curando la compilazione, l’edizione e la diffusione di molte delle sue opere. Giunse così a condividere perfino la stessa cella del suo maestro, ripetutamente incarcerato dai governanti a causa delle sue opinioni giuridiche; egli morì il 22 Dhū l-Qa’da 728 (circa il 27 Settembre 1328) nella prigione della cittadella di Damasco, oggi nota come al-Qal’ā, ed Ibn Qayyim fu finalmente rilasciato, riprendendo l’insegnamento presso la madrasa as-Sadriyya, per poi assumere successivamente l’incarico di Imām presso la madrasa al-Jawziyya.

Durante la sua vita scrisse più di cinquanta libri, una parte dei quali è stata stampata, mentre altri sono rimasti in forma di manoscritto. Tra i suoi studenti vi furono illustri Sapienti, tra cui ricordiamo, tra gli altri, Zinud-Dīn Abū al-Faraj Ibn Rajab, Shamsud-Dīn Abū ‘Abdallah e Imādud-Dīn Ismā’īl Ibn Kathīr, l’autore di uno dei più autorevoli commenti (tafsīr) del Sublime Corano.

A proposito della sua pietà e della sua disciplina spirituale, scrisse di lui Ibn Rajab: «Egli era costante nell’adorazione e nella preghiera nottura (tahajjud), sforzandosi di estendere la sua preghiera e le sue devozioni. Si trovava continuamente in uno stato di Ricordo (dhikr) di Dio, e nutriva un intenso amore per Lui. Amava profondamente volgersi a Lui nel pentimento, umiliando se stesso dinanzi all’Altissimo, con un profondo sentimento di umiltà ed indigenza. Desiderava approssimarsi alle porte dell’obbedienza a Dio e della servitorialità. [..] Invero, non ho mai visto un Sapiente più grande di lui per ciò che riguarda la conoscenza del Corano e della Sunna e delle realtà della Fede. Anch’egli sbagliava talvolta, come tutti, ma non ho mai visto nessuno con le sue stesse qualità».

Disse di lui Ibn Kathīr: «La sua recitazione era perfetta, così come la sua etica. Si prendeva cura degli altri, e non nutriva alcun astio, né invidia o malizia nei confronti di chicchessia, né cercava di danneggiare o trovare degli errori in alcuna persona. Ero tra coloro che sedevano più frequentemente in sua compagnia, ed una della persone che più amava. Non conosco nessuno al mondo, in quest’epoca, che sia un adoratore più grande di lui. Era solito prolungare la sua preghiera, in particolare gli inchini (rukū’) e le prostrazioni (sujūd); le persone gli rimproveravano questa lunga durata, ma lui non si curava di ciò che diceva la gente, né si offendeva oltre misura. Era un uomo semplice in tutto ciò che faceva, e fece molto del bene attorno a sé».

Ibn Rajab fece notare che le sue straordinarie qualità di saggezza intuitiva e di comprensione dei significati delle tradizioni profetiche si acuirono sensibilmente durante il periodo di reclusione nella prigione di Qal’ā, insieme al suo maestro Ibn Taymmiyya, un periodo che essi dedicarono estensivamente all’adorazione ed alla meditazione. In seguito al suo rilascio, Ibn Qayyim compì il pellegrinaggio (hajj) alla Mecca, lasciando una profonda impressione negli abitanti della città per il suo scrupolo reverenziale e per la sua devozione nell’adempimento ai riti.

Ibn Qayyim morì il 13 di Rajab dell’anno 751 (circa 23 Settembre 1350) a Damasco, all’età di sessant’anni. La sua preghiera funebre fu celebrata da una folla numerosissima, presso la Grande Moschea della città. Fu inumato accanto a suo padre, nel cimitero della Piccola Porta (bāb as-saghīr) di Damasco. Iddio lo ricompensi e ne abbia misericordia!

 Note

[1] Si noti come questo grande Sapiente studiò anche sotto la guida di una donna. Non fu certo un caso isolato. A titolo d’esempio, si ricordi il detto di Abū Darr, eminente autorità tra i Sapienti del Hadīth del V secolo dell’Egira: «Prendete esclusivamente da Karīmah; ella ha infatti acquisito una conoscenza del Bukhārī secondo la linea di trasmissione di Abū al-Haytām!» – riferendosi a Karīmah bint Ahmad, originaria di Merv, morta nel 462 alla Mecca.

Si ricordi inoltre Zaynab bint Ahmad, da Gerusalemme, chiamata «figlia della perfezione», morta nel 740: ella lasciò un intero cammello carico di diplomi di trasmissione (ijāzah).

[Libera traduzione e riadattamento da Wikipedia, di ‘Abdu n-Nūr Ibrāhīm al-Milānī]

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